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  Home page > Attualità > Cultura > Non esiste solo il profitto. Il valore della cultura democratica
di Damiano Mazzotti (sito) giovedì 2 febbraio 2012 - 2 commenti oknotizie
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Non esiste solo il profitto. Il valore della cultura democratica

 

 “Imparare senza pensare è inutile. Pensare senza imparare, pericoloso”. Confucio

“La libertà sta nell’essere padroni della propria vita”. Platone

“Non per profitto” è un saggio che rivaluta l’importanza della cultura umanista nelle democrazie capitaliste (Marta C. Nussbaum, Il Mulino, 2011).

Martha C. Nussbaum insegna Law and Ethics nell’Università di Chicago e la tesi espressa in questo libro è molto lineare: “Ogni società comprende persone che sono preparate a vivere con gli altri in termini di rispetto e reciprocità, e persone che perseguono il beneficio della prevaricazione. Dobbiamo capire come produrre più cittadini del primo tipo e meno del secondo".

Nessuna società è “pura nel suo intimo”. Ci sono cattivi cittadini e buoni cittadini in ogni paese e il nazionalismo acritico “alimenta non solo uno spirito aggressivo nei confronti dell’esterno, ma anche una cecità verso le ingiustizie perpetrate all’interno” di uno Stato (p. 46).

Purtroppo gli economisti conoscono il prezzo di ogni cosa e il valore di poche cose, e gli educatori burocrati “votati soltanto alla crescita economica non vogliono uno studio della storia che insista sulle ingiustizie di classe, casta, genere e appartenenza etnoreligiosa, perché ciò indurrebbe a una riflessione critica sul presente. Non auspicano neppure una riflessione seria sul diffondersi del nazionalismo e sui danni che esso produce, o sul modo in cui troppo spesso la dimensione etica viene travolta in nome della presunta superiorità della tecnica” (Rabindranath Tagore, premio Nobel, “Nazionalismo”, edito a New York nel 1917).

Il nazionalismo espresso a livello scolastico può essere occulto e manifesto. Questo fenomeno non è mai positivo e andrebbe ridimensionato. E in genere “la preparazione punta ormai su quel tipo di cose che una macchina ben programmata riesce a fare meglio di un essere umano, e lo scopo principale dell’istruzione, il raggiungimento di una vita ricca di significato, appare inutile e messo da parte” (John Dewey, filosofo e pedagogista americano, “Democrazia e educazione”, 1915).

Secondo l’autrice il vero problema da affrontare a scuola è quello di apprendere il senso della cittadinanza attraverso la condivisione di esperienze e di progetti. Per attivare la curiosità dei giovani bisogna stimolare il dialogo, aprendo le aule scolastiche al mondo esterno e proiettando l’attività dei giovani nella vita reale della comunità. Di certo le persone che si sentono responsabili delle proprie idee, diventano più responsabili delle proprie azioni (Tagore, Nazionalismo).

Nel bene e nel male anche la scuola è un’istituzione e ogni gerarchia impone una comunicazione rigida, primitiva e infantilizzante anche agli studenti più grandi. Ogni mente indottrinata è simile alla mente infantile: un bambino “crede alle idee che gli suggerisce il suo ambiente, ben più che a ciò che percepisce egli stesso. Vede il mondo attraverso le idee degli altri… il bambino racconta ciò che crede che un adulto si aspetti da lui” (Boris Cyrulnik, “Autobiografia di uno spaventapasseri”, 2009). La burocrazia della scuola riproduce i pregiudizi. In ogni caso anche se “la conoscenza non è garanzia di buon comportamento, l’ignoranza lo è quasi certamente di uno cattivo” (Nussbaum).


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di Damiano Mazzotti (sito) giovedì 2 febbraio 2012 - 2 commenti oknotizie
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