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Neonazisti e Polizia: il pericoloso gioco delle forze dell’ordine

Gli scontri dello scorso mercoledì hanno svelato un nervo dello stato che nessuno sospettava. Ere geologiche da oggi, ma ad altre ere geologiche si sono dipanati gli eventi di Piazza San Giovanni. Era il 15 ottobre scorso, e le immagini di quel giorno sono ancora vive, forse un po' spiegazzate dai tempi dell'era informatica, ma ancora battono il proprio colpo sulla coscienza, e quindi tanto vale riesumarle un momento. Lo shock allora correva sul filo di quell'autoblindo bloccato in mezzo ai black bloc in un'atmosfera irreale, al limitare della guerra civile. Una tale violenza pose in secondo piano il comportamento delle forze dell'ordine, che pure in più casi avevano dimostrato una ferocia non trascurabile, colpendo anche chi al riparo filmava quell'inenarrabile caos. Anche giustificato, se vogliamo, di fronte all'impressione che ne era suscitata. Ad oggi, di fronte all'esperienza maturata dall'analisi delle strategie attuate dalla polizia italiana mercoledì scorso, nonché dai recenti sviluppi dell'utilizzo che il governo greco sta facendo delle forze dell'ordine, è possibile tracciare qualche punto cardine.

Gli scontri dello scorso mercoledì hanno svelato un nervo dello stato che nessuno sospettava. Ere geologiche da oggi, ma ad altre ere geologiche si sono dipanati gli eventi di Piazza San Giovanni. Era il 15 ottobre scorso, e le immagini di quel giorno sono ancora vive, forse un po' spiegazzate dai tempi dell'era informatica, ma ancora battono il proprio colpo sulla coscienza, e quindi tanto vale riesumarle un momento. Lo shock allora correva sul filo di quell'autoblindo bloccato in mezzo ai black bloc in un'atmosfera irreale, al limitare della guerra civile. Una tale violenza pose in secondo piano il comportamento delle forze dell'ordine, che pure in più casi avevano dimostrato una ferocia non trascurabile, colpendo anche chi al riparo filmava quell'inenarrabile caos. Anche giustificato, se vogliamo, di fronte all'impressione che ne era suscitata. Ad oggi, di fronte all'esperienza maturata dall'analisi delle strategie attuate dalla polizia italiana mercoledì scorso, nonché dai recenti sviluppi dell'utilizzo che il governo greco sta facendo delle forze dell'ordine, è possibile tracciare qualche punto cardine.

Va innanzitutto messo in evidenza il ruolo che sul campo hanno le forze dell'ordine, in specie nella gestione dell'immigrazione clandestina, delle manifestazioni e dell'antagonismo. Tali settori sono gangli della sicurezza nazionale estremamente delicati, veri e propri buchi neri dentro i quali il viaggio nella vertigine è a portata di mano, laddove a gestirne l'entrata nel club siano personaggi straordinariamente sbagliati. Basti pensare al potere che può concentrare nelle proprie mani la Digos. Tirando i fili tra questi tre settori se ne ottiene un quadro non propriamente rassicurante.

L'immigrazione negli standard di civiltà che l'Europa occidentale si pone rientra nella categoria degli spazi vuoti. Fece clamore nel 2005 l'inchiesta di Fabrizio Gatti sulle condizioni all'interno dei CIE. Il copione corrisposto dalla 1^ Brigata Mobile segue il filo rosso dell'annientamento umano e morale: non più sopraffazione del corpo, ma gioco sociale della tortura: "Due rigagnoli di liquido violaceo escono da una porta a destra e scivolano sotto i piedi delle ultime file. Il liquame puzza di urina e fogna. "Seduti", urla uno dei carabinieri, "Sit down". "Ma qui in fondo è una schifezza", dice il collega, un ragazzone con accento napoletano. "Il maresciallo ha detto di farli sedere. Sit down", grida più forte il primo e sorprende un immigrato alle spalle, frustandolo sulle orecchie con i suoi guanti in pelle. Bilal e gli altri si erano accovacciati sulle caviglie per non sporcarsi con il liquame. Ma non basta ai carabinieri. Per evitare botte bisogna rassegnarsi e bagnarsi". Potremmo, citando Goldhagen, gridare all'orrore e poi riassopirci in tutta fretta. Eh, no. Non possiamo. Non possiamo perché accorrono a svegliarci, in molesto ausilio alle nostre pigre facoltà percettive i report stilati nel 2010 da Amnesty International. Già nel 22 marzo di quel remoto anno (Alba Dorata, invito a ricordare, non era ancora in parlamento), Amnesty denunciava l'esposizione degli immigrati al rischio di violazioni dei diritti umani. Il 27 luglio, continuando su questa strada, indicava alla comunità internazionale la mancata assistenza sanitaria, sociale e legale. Alla base di tutto questo (dovremmo sentirci coinvolti) il reato di clandestinità. In aggiunta a tutto questo, caratterizzavano il rapporto tra immigrati e funzionari trattamenti "crudeli, disumani e degradanti". E allora, se la Storia non gioca ai dadi, qualche calcolo dovrebbe iniziare a tornare. Italia e Grecia iniziano vorticosamente a precipitare, avvitandosi attorno ai tanti pesi sulla coscienza. La crisi non arma i popoli, i popoli armano se stessi, come quando, in tempi non sospetti, la furia delle brave persone colpiva la Calabria, in quella che è rimasta come la "Rivolta di Rosarno". Ci sarebbe da dire con Rushdie che ci spaventa la rabbia di questa città, ma occorre andare più a fondo.

Le valvole di sfogo del sistema sociale rilasciano vapori incendiari, e la gestione delle manifestazioni di piazza ne è prova evidente. I cortei, lo confermo dopo averlo scritto più volte negli ultimi tempi, fungono da zona grigia, all'interno della quale espandere gli spazi del braccio armato dello Stato e dei movimenti antagonisti (e di chi li finanzia). È un universo a bolle, per citare qualcuno, e allinea di nuovo la cronostoria del viaggio della Grecia e dell'Italia nei tempi della crisi. Il nostro paese sconta anni di servizi deviati e succubi delle influenze statunitensi (a questo fa pensare la connivenza nelle extraordinary renditions della CIA avallata da alcuni stati UE). Sconta inoltre la pesante eredità di quando la linea di demarcazione tra partiti, servizi e movimenti insurrezionalisti era molto labile, oltre ad uno scarso rispetto per il dissenso, per quanto retorico e figlio di una visione blasfema della disobbedienza civile. Il punto, però, ruota soprattutto attorno ad un'osservazione impassibile da sopra lo scontro, sempre più chiuso in una ritualità del massacro animata sì dall'adrenalina del conflitto, ma anche dal potere del cameratismo di sinistra.

Non può in questo però sfuggire lo spirito d'aggressione, l'adito incendiario che fomenta l'area di contatto tra stato e anti-stato. La necessità di soppressione dell'altro è carattere fondamentale delle pressioni di movimenti antagonisti e corpi di polizia sulla società civile. All'interno dei cortei il ruolo che essi ricoprono è di tipo paramilitare, in quanto fondato su rapporti gerarchici interni e obiettivi politici. Tale dinamica ha oggi la sua espressione d'avanguardia nella sinergia tra forze dell'ordine e militanti di Alba Dorata in Grecia.

È lo stesso Panagiotaros - deputato eletto di Alba Dorata - a sottolineare il sostegno delle forze armate al suo partito, tra il 50% e il 60% a sostegno del movimento nazista. Al riguardo tale dichiarazione non sarebbe propriamente necessaria. Se non bastasse la lunga storia di connivenza con il Partito Fascista durante il ventennio, sono arrivate le inchieste del Guardian, a dimostrare quali perverse dinamiche di silenzioso assenso ruotino attorno ai salvatori della patria. Un esempio chiave è stato il caso dei pestaggi e degli insulti che hanno caratterizzato una rappresentazione teatrale in Grecia. Le forze dell'ordine non sono intervenute, quindi hanno sostenuto Alba Dorata (per i funzionari dello Stato non vale l'astensione, e al limite neanche per i cittadini). È il passo ulteriore: la repressione non si muove negli spazi della lotta all'eversione, nell'ambito dell'antiterrorismo o dei cortei organizzati. È il dominio, la necrotizzazione del tessuto sociale, un potere alla Vlad Ţepeş, famoso per aver ispirato la figura di Dracula. Un potere che disarticola la società perché erode l'interazione con l'autorità: l'arbitrarietà è la regola, quindi le strategie di fuga e compromesso sono incenerite alla radice. Neanche le regole basilari del conflitto rimangono, quindi la tutela dei giornali che noi conosciamo è inesistente: basta portarsi via anche loro: "Ha scritto su Twitter uno dei giornalisti presenti. «Mi allontano per guardare da lontano. Un tizio ben noto di Alba Dorata mi segue, poi mi colpisce due volte in faccia e mi sbatte a terra. Mentre sono a terra, ho perso gli occhiali. Quello di Alba Dorata mi ha preso a calci. La polizia era a due passi, ma tutti hanno voltato le spalle»." Inutile dire che di fronte a questo non possiamo che essere daccordo con Panagiotaros, quando dice che "La guerra civile c’è già". Non resta che sperare che i greci comprendano che tale guerra si consuma giornalmente tra loro e Alba Dorata, e che vanno evidentemente prese misure di conseguenza.

Il bilancio finale del ruolo delle forze dell'ordine nell'europa del sud è inquietante, per il potere che tali forze detengono e l'uso che ne fanno e hanno fatto in un recente passato. Non a caso ho definito Alba Dorata come un movimento nazista, e non neo-nazista. Urge indicare le specificità dell'attuale congiuntura, e quindi ridefinire gli attuali rapporti di potere secondo la loro più attuale natura non è solo necessario, ma fondamentale. Non si tratta nemmeno di ragionare attorno al bipolarismo tra destra e sinistra, o alternativamente tra fautori del progresso e della conservazione. L'ideologia è lo strumento logico di appropriazione del potere in un'epoca in cui la gerarchia si definisce attorno alla capacità di giustificare le proprie azioni. In tale contesto chi tale potere lo vuole muta forma con discreta facilità, pur scontando il prezzo di radicarsi all'interno di un nuovo gruppo di potere. Non può che rimanere, in mezzo ad una tempesta che si prepara sull'europa, saldo il ruolo delle forze dell'ordine, atte a difendere i cittadini. Altrimenti non ci sono vie di scampo. Perché se non possiamo che diffidare di una uniforme, di cosa dovremmo fidarci? L'istituzione si sgretola.

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Commenti all'articolo

  • Di Renzo Riva (---.---.---.4) 18 dicembre 2012 00:26
    Renzo Riva

    Trattato di Velsen votato dal parlamento italiano quasi all’unanumità.
    Fra le varie la costituita eurogendfor con compiti di esercito, polizia, polizia segreta europea possono intervenire negli stati anche in funzione antisommossa come è stato il 1 dicembre in Grecia.
    Queste formazioni possiamo da subito battezzarle formazioni "Bava Beccaris" e non sono soggette alla legislazione dello stato dove intervengono.
    .
    I nostri kapò politici e criminali economici hanno svenduti la dignità e sovranità delpaese per garantirsi il famoso piatto di lenticchie.


    Adesso zitti e mosca che di queste coso avevo già scritto in altro tempo sempre su queste pagine.

    Adesso andate pure a chiedere il rispetto di diritti che non avete più.

    • Di Piero Tucceri (---.---.---.85) 18 dicembre 2012 10:18

      Ha fatto bene a sottolineare questo aspetto. Anche io a suo tempo ho pubblicato un intervento su quel vergognoso trattato, ma alla gente non è importato più di tanto.
      Ha ragione: bisogna ripetere al gregge "andate pure a chiedere il rispetto di diritti che non avete più". E a toglierglieli chi è stato? Ma, soprattutto il trio ABC e soprattutto il "democratico" PD che adesso radunerà i voti di tanti polli inconsapevoli dei danni che sta tramando alle loro spalle.
      Complimenti ancora per aver sottolineato questo importante aspetto della vita italiota.

  • Di Francesco Finucci (---.---.---.200) 29 dicembre 2012 20:47
    Francesco Finucci

    Questo però è una conseguenza di una errata impostazione dell’Europa, a partire già dai suoi albori con la PESC. E’ un carattere tipico degli imperi, quello di avere un esercito comune al di là delle divisioni nazionali, lo faceva anche l’Impero Astro-Ungarico. Come per l’impero austroungarico si mandano quindi forze di altri paesi per fermare le rivolte in una determinata area. La colpa di aver accettato il trattato è però è carattere tipico della ratifica di trattati da parte dell’Italia, che non impiega granché delle sue energie al riguardo, visto il campanilismo che ci contraddistingue. Il punto è però una visione d’insieme che appartiene ai popoli europei, e che non si può imputare all’UE, come se non ci riguardasse. Finché una violenza sussiste ci sono tanti che sotto sotto si aspettano che finalmente qualcuno usi il manganello per riportare al silenzio quello che da fastidio. La violenza la vogliamo noi, non l’UE.

    PS: chiedo scusa per il ritardo, ma non mi ero accorto delle risposte.

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