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Napoli, medaglia della città ad Aurelio Grossi, antifascista e perseguitato politico. Un’oasi nel deserto

Medaglia della città di Napoli ad Aurelio Grossi, 97 anni, antifascista, perseguitato politico, internato in Francia, confinato in Italia, figlio di Napoli nobilissima e ultimo dei volontari repubblicani della guerra di Spagna.

La mia pessima foto non rende giustizia alle persone e alle cose, ma la giornata è stata indimenticabile. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha compiuto un gesto di grande significato storico e politico: nessun combattente italiano dell’esercito repubblicano spagnolo aveva mai avuto riconoscimenti ufficiali da un rappresentante delle nostre Istituzioni. Da noi hanno sempre premiato, senza provare vergogna, i legionari fascisti. Non è un caso che sia accaduto a Napoli e sia accaduto oggi.
 
Degna di nota è stata anche la scelta del sindaco di portare a Palazzo San Giacomo la bandiera della CNT, la Confederación Nacional del Trabajo, quella degli anarchici spagnoli, che combatterono contro Franco.

Non finisce qua, ma le novità vanno custodite con cura e se ne parlerà, se e quando sarà tempo di farlo. Intanto, il mio ringraziamento al sindaco e alla sua sensibilità. Checché ne pensino Saviano e tanti come lui, che non sanno di che parlano, Napoli e questa sua stagione non sono prive di contraddizioni e cose che possono e devono migliorare, ma chi vuole vederlo lo sa bene: in questo momento, Napoli è un avamposto, un’oasi in un deserto, una via che si è aperta verso un tempo che potrà essere nuovo. Com’è naturale, abbiamo numerosi nemici. Molto dipende perciò da noi tutti, cittadini di questa città, dalla capacità che avremo di criticare per costruire assieme.
 
I Romani antichi, che ebbero molti difetti e qualche pregio destinato a lasciare di sé memoria perenne, distinguevano i giorni con sassolini di due colori. Oggi, alla loro maniera, ho segnato il mio con un lapillo bianco. So bene che la storia è anche figlia del caso, dell’accidente e dell’imponderabile. Credo però fermamente – e con fondate ragioni – che a lungo andare la sorte cede il passo alla capacità di lotta e alle giuste battaglie che l’uomo sceglie di combattere. Oggi Aurelio Grossi, alla fine del suo percorso, ha avuto un po’ di quanto la sorte gli aveva negato. Tardi, forse, e nemmeno so se ne abbia avuto una consapevolezza piena. Tuttavia è accaduto e la forza della ragioni ha avuto la meglio sulle ragioni brute della forza.
 
Questa lezione ho appreso, in un giorno tardo della mia vita e così come l’ho appresa la trasmetto. Credo molto nel valore rivoluzionario della memoria storica. Il passato non esiste, se non nel presente, e ogni nostro momento presente diventerà passato, ma vivrà nel futuro.
Di questo si è trattato. Non di altro, Non è stato poco, però. Certamente no.
Questo articolo è stato pubblicato qui

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