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Naomi Klein, una rivoluzione ci salverà. Con un nuovo movimento di massa, i giovani e qualche sì

Naomi Klein

Roma - E’ tutto esaurito per la presentazione romana di Una rivoluzione ci salverà – Perché il capitalismo non è sostenibile di Naomi Klein, che rappresenta un riposizionamento della scrittrice canadese dai tempi di No Logo, il libro che ne ha decretato il successo.

Si esauriscono in fretta i posti a sedere allo Spin Time Labs, che non è né un teatro né una libreria, ma semplicemente l’auditorium di quella che fu la sede centrale dell’ente di previdenza dei dipendenti pubblici italiani, l’Inpdap. Oggi è occupato da un originale cantiere di rigenerazione urbana, un esperimento di riconversione di cui va fiero Paolo Perrini, uno dei promotori dell’evento, che sottolinea come l’edificio, che ospita 150 famiglie senza casa, possa a breve essere acquistato dal fondo immobiliare americano Blackstone.

A fare gli onori di casa è Marica Di Pierri di A Sud, un’organizzazione attiva sul fronte dei conflitti ambientali che investono molti territori della penisola. Ed è lei a porre alcune domande a Klein su alcuni dei temi trattati nelle oltre settecento pagine del saggio.

Roma, Spin Time Labs

Lo scenario di riferimento è definito da una catena sequenziale fatta di crescita ad ogni costo, cambiamenti climatici, riscaldamento globale. Senza interventi urgenti, ci saranno conseguenze catastrofiche su milioni di persone, gran parte appartenenti alla popolazione più povera. Eppure, per quanto le immagini delle devastazioni attraversino il pianeta nella loro evidente drammaticità, “tutta la nostra cultura continua a fare quanto ha provocato la crisi”. Un caso di “dissonanza cognitiva”: “una crisi che abbiamo tentato in ogni modo di ignorare ci sta letteralmente schiaffeggiando e noi, nonostante tutto, portiamo avanti con raddoppiato impegno le pratiche che la originano”.

Di pessimismo la scrittrice canadese non vuole sentire parlare, meglio dotarsi di uno spirito positivo. Segnali nuovi e diversi indicano una reazione diffusa da parte di popolazioni e non solo di piccole elite di ambientalisti arrabbiati. La People's Climate March dello scorso anno ha portato oltre 400.000 persone sulle strade di New York. Una partecipazione straordinaria e senza precedenti che ha convinto lo Stato di New York a bloccare le estrazioni tramite il fracking (ovvero la tecnica di fatturazione idraulica del sottosuolo), Una decisione che ha sorpreso persino gli ambientalisti più duri e presa, non tanto per tutelare l’ambiente, quanto per gli eccessivi rischi a carico della salute pubblica, in un’area con livelli di patologie gravi, 10 volte superiori alla media nazionale.

Naomi Klein non sembra però molto convinta delle azioni dei governi, nonostante gli impegni assicurati davanti alle telecamere per ridurre le emissioni, perché si continua a estrarre petrolio, carbone e gas con tutti i sistemi.

Il discorso cade inevitabilmente su Matteo Renzi che nel settembre scorso, a New York, aveva solennemente annunciato che “quella dei cambiamenti climatici è la sfida del nostro tempo, lo dice la scienza, non c'è tempo da perdere: la politica deve fare la sua parte". Buone enunciazioni che, al suo ritorno in Italia, si sono però tradotte nello Sblocca Italia fatto di investimenti in grandi opere come le autostrade, hub europeo del gas, incenerimento dei rifiuti, trivellazioni. Provvedimenti accompagnati da una progressiva marginalizzazione dei governi locali nel controllo e nel rilascio delle autorizzazioni.

Non si è salvato neanche Obama. “nel 2008 ci eravamo fidati di lui. E’ stato un errore”.

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Marica Di Pierri, A Sud

Ma cosa ci salverà? Una rivoluzione che non avrà connotati ideologici ma sarà semplicemente una questione di sopravvivenza. Dovrà essere sostenuta da un movimento di massa e diffuso che agisca su tutti i fronti, con mezzi tradizionali e con la rete. L’appuntamento decisivo di fine 2015 di Parigi dovrà vedere la presenza di una piattaforma informativa dei movimenti contro i cambiamenti climatici.

Secondo Naomi Klein, nonostante i risultati ottenuti non siano tutti positivi, è necessario raccontare al mondo una nuova possibilità: un’economia attenta alle esigenze delle persone, agli anziani, all’insegnamento, all’arte, ai trasporti pubblici. Serve affermare il diritto di rigenerare, riciclare insieme con la riprogettazione delle città. Ridurre i consumi è un fatto importante, ma senza utilizzare i paradigmi della decrescita e senza ritornare all’età delle caverne. “Bisogna coinvolgere i giovani – sottolinea Naomi Klein – ce ne sono troppo pochi qui e loro hanno perso meno di noi”.

Si dovranno smascherare le attività estrattive condotte da aziende che con mezzi legali e illegali condizionano governi ormai dominati dall’austerity e dal pensiero neo-liberale, determinato a restringere lo spazio decisionale pubblico.

Non sarà indolore passare a una fase nuova, ma occorrerà dire anche qualche sì e non solo no. E per avviare nuove infrastrutture all’insegna delle energie rinnovabili, non si potrà fare a meno delle energie fossili per un periodo non breve.

Alla presentazione di Una rivoluzione ci salverà sono intervenuti rappresentanti di movimenti tra i quali il Coordinamento No Triv dalla Basilicata, i movimenti della Campania e Terra dei Fuochi, Marco Bersani di Stop TTIP (l’organizzazione che ha superato oltre un milione di firme contro il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti), Luca Casarini storico attivista dei movimenti No-GlobalMirko Busto del Movimento 5 StelleMaria Vittoria Migaleddu per i movimenti della Sardegna, 350.org Italia, Andrea Lanzetta di Action.

Marica Di Pierri, in chiusura dell’incontro, ha lanciato un appello a tutti i movimenti per definire una strategia comune in vista del summit di Parigi sul clima, in un incontro da organizzare nel prossimo mese di marzo.

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