L’organizzazione indipendente americana Freedom House declassa l’Italia al 73esimo posto su 195 paesi (al pari di Tonga) sulla libertà di informazione e di stampa.
Se anche i più scettici non credono alla favola del paese parzialmente libero, forse un motivo in più ha potuto fornirlo lo speciale del TG1 di domenica 3 maggio, dedicato al centenario della nascita di Indro Montanelli.
Un Montanelli rivisto attraverso i momenti più intensi della sua vita, la passione innata per il mestiere del giornalismo "che farei anche gratis mangiando non si sa bene cosa", gli amori, l’attentato delle Br, la battaglia civile per l’eutanasia e il diritto dell’individuo di decidere quando e come porre fine alla propria esistenza.
Insomma il Montanelli che conosciamo bene: anarchico, liberale, di destra, conservatore, anti-clericale.
Il documentario procede nella giusta direzione finchè non si affronta il delicato tema dello scontro che il principe dei giornalisti italiani ebbe con il suo più importante editore: Silvio Berlusconi.
Qui la Rai entra a gamba tesa per rafforzare una tesi revisionista cara al centrodestra e agli house organ azzurri. Ovvero dice che si trattò di una semplice discussione tra persone carismatiche e che Montanelli improvvisamente cambiò posizione e decise di andarsene.
La strategia della menzogna è di mischiare con molta astuzia diversi elementi in parte scollegati per avvallare un clamoroso falso storico. Si monta l’intervista con Beppe Severgnini, secondo cui Montanelli rappresentava un parte minoritaria dei suoi lettori e degli italiani che in massa hanno scelto, o preferito, Silvio Berlusconi, in grado di parlare alla pancia della gente, cosa che Indro non sapeva fare perchè lui mirava dritto alla testa (povero illuso).
Se non bastasse ecco un estratto della trasmissione "Raggio Verde" di Santoro, con Vittorio Feltri che lamenta di aver conosciuto due Montanelli: uno che beatificava Berlusconi e gli riconosceva di essere stato per 14 anni un bravo editore liberale e l’altro che d’improvviso lo raffigura come un feroce tiranno pericoloso per la democrazia.
Peccato che il TG1 si fermi solo alle parole di Feltri (che ebbe la fortuna di sostituire a Il Giornale, il Montanelli dimissionario) e non trasmette la successiva replica di Marco Travaglio e soprattutto la telefonata in diretta dello stesso Indro che sbugiardava le falsità di Feltri (visibilmente imbarazzato) e dava pienamente ragione a Travaglio.
Per fortuna il video, censurato a piacimento dal TG1, è disponibile a chiunque su Youtube.
Ciao Maria, ti ringrazio per il commento. Ovviamente essendo adesso al governo il centrodestra (...)
10/05 16:57 - Elia BanelliVorrei concentrare il mio commento sull’ultima parte dell’articolo ricordando a tutti che: (...)
10/05 12:42 - mariaPare che molti si dimentichino che l’umanitá o la natura evoluziona.
05/05 20:06 - uno