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Migrazione: il rincaro turco e la vergognosa resa dell’Ue

L’Europa decide di dare tre miliardi di euro alla Turchia per fare la sentinella sudorientale dei confini europei. Il governo turco li ritiene insufficienti e rilancia non solo con la richiesta di raddoppiare i fondi, ma anche di facilitare il transito dei cittadini turchi nell’Unione europea e di accelerare le pratiche per essere socio del club della Ue.

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La Turchia usa il dramma migratorio per fare delle pressioni all’Europa che potrebbero essere intese come ricatti, scambiando un’umanità che fugge per vivere con i turchi in cerca di lavoro nella Ue. La Turchia gioca con i profughi da conflitto per imporre i suoi migranti economici.

Soldi e libero transito ai turchi, mentre si lascia la Grecia da sola ad assistere decine di migliaia di profughi nelle isole e al confine con la Macedonia. Un confine, quello macedone, fortificato e che la Ue sostiene, nonostante la Macedonia non sia un membro del club, a discapito della Grecia che è invece uno dei paesi dell’Unione, mostrando una certa disattenzione per il sacrificio greco.

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L’Unione europea sta utilizzando montagne di euro e mezzi, sostenendo degli stati poco tolleranti, per fronteggiare un esodo con una deportazione. Forse sarebbe più utile incoraggiare i corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Tavola Valdese, grazie anche al protocollo con Viminale e Farnesina, utilizzando i fondi dell’8xmille, per “filtrare l’accesso all’Europa dei profughi.

La Ue potrebbe mettere altrettanto impegno nell’eliminare alla radice i fattori che spingono una moltitudine di persone a lasciare i loro paesi, utilizzando non solo la diplomazia, ma anche una fermezza nel difendere i principi della solidarietà, all’interno e all’esterno dell’Unione.

Nonostante Erdogan sostenga che in Turchia c’è libertà di espressione, di fatto il paese occupa il 149-imo posto, su 180, secondo il rapporto 2015 di Reporter senza frontiere (RSF - Reporters sans frontières). D’altronde sullo stesso rapporto appare al 18-mo posto, insieme ai paesi scandinavi, la Polonia, ma era prima della Legge anti-media che imbavaglia la radio e la televisione. Politici che sventolano la bandiera della libertà d’espressione in occasione della manifestazione parigina per condannare l’attentato al periodico Charlie Hebdo, ma che nel loro paese cercano di asservire ogni organo d’informazione alla linea governativa.

L’accordo della vergogna è stato firmato per giocare a pingpong con chi fugge dai conflitti e chi dalla carestia, ma la Grecia non è attrezzata per fare da cuscinetto all’opulenta Europa e i 3 mld più 3 che la Ue ha promesso, da qui al 2018, alla Turchia, potrebbero essere meglio utilizzati per scongiurare conflitti, oltre ad incentivare l’economia delle aree sfavorite di questa Terra iniqua.

Un accordo che apre alla pratica delle espulsioni collettive, per essere bollato dal Vaticano come disumano, mentre Oxfam Italia e Save the Children non credono che scaricare il problema su Grecia e Turchia possa allontanare il problema e suggeriscono una condivisione, per proteggere le persone e non le frontiere

Poi la Ue non ha posto alcun vicolo alla richiesta della Turchia nel facilitare la circolazione dei cittadini con passaporto turco, ma si scontra con la minaccia di Cipro nel voler far ricorso al veto, per via degli storici pessimi rapporti tra Nicosia e Ankara, fino a quando sino a quando non ci sarà un reciproco riconoscimento dei passaporti.

Aprire le porte a 78milioni di turchi, non certo per turismo e con un fermento jihadiste, e chiuderle a chi rischia la vita.

L’Europa non ha bisogno di un altro paese intollerante, abbiamo già l’Ungheria e la Polonia che fanno del loro peggio verso le opposizioni e gli organi d’informazione.

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