Al contrario di Umberto, Maroni si presenta come un uomo sobrio e distinto, che potrebbe contrattare in parlamento piccole deroghe all’unità, piccoli strappi che accontentino i suoi elettori ma violino invece il sentimento di unità nazionale che deve pervaderci tutti in questo grave momento di difficoltà. Siamo sicuri di preferirlo alle chiacchiere di Bossi?
La Lega ce l’aveva durissimo, dicevano gli esponenti di questo “schieramento politico” con la finezza che li contraddistingue. E oggi? Oggi scopre che una dose di Viagra non farebbe male neppure a queli che tanti anni fa giuravano e spergiuravano di odiare Roma Ladrona, ma oggi non disdegnano di salvare Nicola Cosentino, detto “'o 'merican”, sostenendo l’insostenibile uomo di Casal di Principe.
Così il sole delle alpi sorge a metà. Bossi sospende dai comizi pubblici Maroni (tanto per non lasciare dubbi sul dispotismo, francamente poco illuminato, del Senatùr) e la ferita nel partito si fa profonda e ormai in suppurazione.
Non sottovalutiamo il fenomeno. Due sono gli aspetti cruciali di questa faccenda ed il primo è prettamente interno al partito: non è stata minimamente percepita l’entità del danno compiuto da quel voto “secondo coscienza” che tanto ha fatto infuriare gli elettori della Lega. Emergono ora le insofferenze della base verso la dirigenza arrivata a Roma grazie al voto dei vicini di stalla e oggi perfettamente a suo agio tra le stanze di “Roma ladrona”.
Il secondo aspetto, fondamentale nell’analisi di quanto sta avvenendo nella Lega, riguarda le evoluzioni che lo stanno riguardando nei propri rapporti con l’esterno.
E’ in questo contesto che dobbiamo inquadrare lo scontro Bossi vs Maroni, mediaticamente più appetibile, ma meno concreto di quello che avviene nelle sezioni delle province del nord.
Aver salvato Cosentino ha solo fatto emergere un malumore già incistato nella Lega che, in questo episodio, ritrova le sue ragioni primarie: l’assoluta mancanza di corrispondenza tra gli strepitii di secessione tanto invocati da vent’anni dai loro elettori e l’impossibilità materiale - data l’evidente incostituzionalità della cosa - di attuarla dei propri rappresentanti.
Maroni s’è lavato i panni nel Po e si presenta come uomo di Stato dopo aver ricoperto la carica di ministro degli interni, nell’esercizio della quale fu elogiato perfino da Saviano per l'ottimo lavoro svolto.