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Mani Pulite: 20 anni di tangenti

Cosa accadde 20 anni fa? Cosa segnò il passaggio dalla prima alla seconda repubblica? Ma soprattutto, cosa cambiò nei fatti?

Il fenomeno "Tangentopoli" comincia formalmente il 17 Febbraio 1992, venti anni fa, con l'arresto di Mario Chiesa, ingegnere esponente del PSI. E' l'allora pubblico ministero Antonio Di Pietro a chiedere l'autorizzazione a procedere, cogliendo il “mariuolo isolato” (come dirà Bettino Craxi in tempo di elezioni) sul fatto.

Cosa accadde dopo, è risaputo: di isolato c'era ben poco. Una caterva di arresti portarono ad una vera e propria rivoluzione sociale e politica senza precedenti. Le vittime non furono solo imprenditori, ma anche politici di tutti gli schieramenti (eccetto per alcuni estremismi), in particolare i tre maggiori d'Italia, PSI, DC e PCI, tutti implicati in questi giochi di corruzione e mazzette

Molti uomini si presentarono di loro spontanea volontà di fronte alla polizia, preoccupati com'erano che qualcuno, interrogato, potesse fare il loro nome. La popolarità di Di Pietro raggiunse l'80%. Una decina di persone, a volte nemmeno davvero indagate, si suicidarono.

“Socialista”, in Italia, diventò ben presto sinonimo di “ladro”. Un decreto, detto “Conso”, cercò di fermare le indagini in maniera indiretta: il presidente Oscar Luigi Scalfaro decise di non firmarlo, definendolo, di fatto, incostituzionale. Era il 1993.

Berlusconi, nel frattempo, preparava la sua discesa in campo. D'altronde era da poco cominciata una vera e propria battaglia tra il pool di Mani Pulite ed esponenti pre-Berlusconiani

Una guerra fatta di diffamazioni, minacce. E poi la discesa in campo del cavaliere, la sua vittoria, e l'idea di piegare Di Pietro e Davigo (che nel frattempo avevano cominciato ad occuparsi della Fininvest) proponendogli rispettivamente il Ministero dell'Interno e quello della Giustizia, offerta che i magistrati rifiuteranno. In seguito Berlusconi negherà queste proposte.

Con il Decreto Biondi, applicato durante una partita dell'Italia nei Mondiali, Silvio Berlusconi preparò il terreno per la fine del fenomeno Tangentopoli. Questo decreto favoriva gli arresti domiciliari nella fase cautelare per quasi tutti i crimini di corruzione; ragion per cui molti politici poterono liberamente uscire dal carcere. Divenne dunque una guerra personale tra due diverse braccia dello Stato, e solo dopo molti arresti e denunce l'esperienza Mani Pulite poté considerarsi conclusa.

Cosa è rimasto dopo Tangentopoli? Ben poco. Lo dimostra la situazione politica attuale, solo formalmente divisa in due blocchi contrapposti. Le tangenti continuarono ad essere pagate, e lo sono tuttora (basti vedere il caso di Ambrogio Mauri, imprenditore della Brianza, suicidatosi per questo).

Cambiarono i partiti, questo sì; i nomi, però, rimasero identici, identiche le facce. E la politica riuscì, ancora una volta, ad essere amministrata dalle stesse mani, dalla stessa odiosa élite fatta di sovrani ed eredi.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.66) 17 febbraio 2012 12:47

    L’articolo è buono solo per dare ai più giovani qualche generica informazione su cos’è stata "Tangentopoli" . Per il resto è addirittura fuorviante.

     Consiglio all’autore una rapida scorsa al recente libri di Giancarlo Caselli "Assalto alla giustizia", vi troverà un’ottima sintesi del rapporto tra potere politico e magistratura nei 150 anni di unità. Altro che "guerra personale"!!

  • Di Barev (---.---.---.209) 17 febbraio 2012 18:22

    Salve, sono l’autore dell’articolo. 

    L’interpretazione che si può avere riguardo il fenomeno Tangentopoli è e non potrà mai essere univoca. E’ un fatto storico, per di più recente ed attuale, pertanto esente da un giudizio storico definitivo. 
    Il punto principale è però il fatto che questo articolo valuta la realtà da un punto di vista oggettivo, e solo nelle poche righe finali mostra la mia personale opinione in merito.
    In ogni caso, la ringrazio per il commento.

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