State attenti. Stiamo attenti. Questa fantomatica democrazia, a spirale, si astringe e inabissa. Chiaro, dopo averci fagocitato. Per fortuna qualche avvisaglia di risveglio c’è: la soliderietà dei colleghi di lavoro di Zappadu, le contestazioni a Bari, L’Aquila e, oggi, Roma. Certo è ben poca cosa, perchè troppo forte è la puzza delle vicissitudini che, attorno, ci minaccia, verde. Ma andiamo avanti, e nel senso più ottimistico (sì, signor premier: l’ottimismo non è una virtù omologata ed esclusiva costruita ad arte come le altre migliaia di orpelli plastici – uomini e idee - di cui si è circondato. Un giorno non le spetterà altro che scegliere tra piazza Loreto e Hammamet. E’ questo l’augurio più ottimista che faccio al mio paese, nel giorno di un’altra, ahinoi, inutile festa della repubblica).
Vi prego di fare attenzione. L’8 giugno – post elezioni, dunque – si discuterà in parlamento attono al disegno di legge sulle intercettazioni. Un’altro colpo di chiave alla legalità, doppia mandata per la sicurezza. Quella dei delinquenti. Ebbene, l’impressione è che la faccenda delle foto sia (o sia stata) un’ottima occasione di maniera per ravvedere la platea sulla pericolosità degli attentatori del privato – coloro che intercettano – così come già in questi giorni l’uomo del popolo ha avuto modo di dire. Privacy è stata la parola d’ordine. La violazione di essa un delitto capitale. Certo, direte: sacrosanto. Ma cosa hanno a che vedere sesso e foto con uno dei mezzi fondamentali alla lotta contro il crimine organizzato? Ecco: andatelo a spiegare agli utenti dei canali Mediaset, ai lettori dei giornali della casa, alla disintellighentia creata e plasmata a buon gioco del drago. E’ la medesima cosa: dunque, il governo (pardon: cda) s’è mosso. Prender lezioni da Mario Giordano (peggior direttore della peggior testata post-unitaria. Sì, mi permetto di relegarlo al di sotto del Popolo d’Italia di Mussolini) dopo la vergognosa figura con L’Espresso (che pare passerà a vie legali, e lo spero con tutto me stesso) non deve corrispondere al massimo della vita. Nè al migliore dei profitti.
Ma, dico: creare ad arte, sedersi a tavolino e pensare a come fottere – mi si perdoni – un avversario che per loro non è relegato alla sola concorrenza editoriale (perchè questo è il punto) è di poco lontano al rogo di Nerone (un Nerone del quale, però, non abbiamo sentito la lira, imbarcata col suo suonatore per chissà quali lidi a bordo di aerei presidenziali. Che altrimenti volerebbero vuoti – è la versione di La Russa. Ridete pure, lo sto facendo tuttora). Meglio non chiedere, meglio non sapere. Visto mai che qualcuno invochi il nome di Mangano in diretta. Già: perchè succede che (su segnalazione del solito Marco Travaglio) Gaetano Paci, magistrato palermitano, ospite di una puntata commemorativa per le vittime di mafia a Matrix, si lascia scappare un’imperdibile esternazione.