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Mali: trovato primo accordo tra Tuareg e governo

Dopo mesi di conflitto, un accordo tra i tuareg del Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad e il governo maliano sembra essere stato trovato. I colloqui di Ouagadougou potrebbero aver fissato i primi punti comuni capaci di mettere d'accordo le parti: mantenimento unità nazionale, reintegro servizi di base, recupero del Kidal da parte dell'esercito governativo.

L'accordo - temporaneo, fragile, complesso - finalmente sembra esserci. Scopo principale: evitare lo smembramento. A sedersi attorno ad un tavolo, quello neutrale del Burkina Faso e dell'ONU sono il governo da una parte e il Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad dall'altro, uniti dalla comune volontà di porre fine allo scontro che da mesi insanguina il Mali. Anche qui si tratterebbe di "rendere conto alla base" come richiesto da entrambe le parti. Con tutte le remore del caso, ciò permette però di delineare un futuro per il paese.

Al centro di tutto sarà nei prossimi mesi il non propriamente affidabile esercito. Indicativo di questo è che solo lo scorso 30 Maggio il ministro della difesa Yamoussa Camara abbia rivendicato per le forze armate l'assicurazione di un intervento in caso i colloqui falliscano. La fiducia verso gli ufficiali non sembra dunque essere alle stelle. L'unità nazionale che il rappresentante del governo Tiebile Drame ha dichiarato di voler mantenere, non può infatti prescindere dal fatto che il controllo del territorio venga riposto in una sola forza capace di legittimare lo stato centrale maliano.

Contro questa prospettiva si oppone però il fatto che il nord del paese sia nelle mani delle forze di liberazione, a loro volta in vena di scissione. L'ala islamista - meglio armata e preparata - è quella che ad oggi mantiene il controllo militare del nord, scavalcando lo stesso movimento di liberazione e spingendolo probabilmente alla tanto sospirata mediazione, onde evitare strumentalizzazioni e deviazioni religiose di istanze che sono in realtà eminentemente politiche.

In tempi di guerra civile, insomma sembra che solo con alle spalle l'esercito si possano assicurare quel servizi sociali minimi necessari ora più che mai alla popolazione maliana, anche questi divenuti centrali nei colloqui. Certo, dopo che ormai il caos è in stato avanzato, ma questa è un'altra storia.

Il punto è però non solo quello della fine di una crisi militare, ma anche di come questa finirà e soprattutto dello stato che lascerà ai maliani. Tutto ruota ora dunque attorno al fulcro di elezioni libere e democratiche, necessarie non solo per legittimare il governo in quanto scelto dalla popolazione, ma anche per dare stabilità ad un potere centrale riconosciuto in tutto il territorio. Quale sarà il ruolo della comunità internazionale -dopo aver speculato sulle commesse- non è dato sapere. Dopo aver esercitato pressioni perché il conflitto avesse fine, sembra inevitabile che finisca per insistere attorno ad una soluzione di comodo, magari utile alla nascita di un governo "amico" della Francia. Guai ai vinti, ma soprattutto ai vincitori poco socievoli.

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