Ho letto l’articolo di Maria Rosa Pantè sulla caccia e tutti, proprio tutti, i commenti.
Io non sono né a favore, né contrario alla caccia. Lo dico subito prima di beccarmi una sfilza di insulti o commenti fuori luogo. Non me ne frega assolutamente, nulla. Nulla! Ci ho messo anche il punto esclamativo, proprio per non essere frainteso.
Non mi interessa se delle persone hanno piacere a vestirsi di verde ed andare in giro per boschi; se poi hanno in mano un fucile e sparano, la legge glielo permette. Se poi ogni tanto si impallinano tra di loro, tanto peggio. C’è chi va allo stadio alla domenica solo per prendere a pugni un’altra persona, loro vanno per boschi.
Il cacciare è sicuramente un fatto culturale. Con i sistemi attuali di allevamento, nel bene e nel male, l’uomo occidentale si è affrancato dalla necessità della caccia. Per mangiare proteine di origine animale basta andare al supermercato. L’uomo sapiens è nato cacciatore, è vero, ma poi si è evoluto e ha sviluppato altri metodi di sostentamento, più efficaci, ed ha sviluppato l’emisfero occipitale, sede delle emozioni, che l’ha portato ai livelli di sviluppo artistico e tecnologico che abbiamo sotto gli occhi. Cacciare è utile tanto quanto dipingere un quadro. Se si vuole insegnarlo ai propri figli, si è liberi di farlo, ma non per questo si è migliori o peggiori di altri. Quindi eviterei prese di posizioni da piedistalli della giustizia divina o darwiniana.
Ho amici cacciatori e rimango affascinato dai racconti di appostamenti, lunghe attese, freddo, vestiti fradici, che si concludono, spesso, con l’animale che corre via spaventato da quel colpo che ha fatto tremare l’aria vicino alle loro orecchie. A volte l’animale perde, e finisce nel congelatore, a volte anche nel mio piatto. Lo mangio, non lo trovo né più buono, né meno buono di un altro pezzo di carne; diverso, a volte sa troppo di "selvatico" per i miei gusti. Ma la cosa finisce lì. Non riconosco l’aroma del piacere della vittoria, dell’istinto primordiale dell’uomo, il sapore del sangue fresco e della cultura millenaria che quel colpo si porta dentro. Queste sono filosofiche scuse di chi si sente in dovere di doversi giustificare. Mi viene il sospetto che i primi a essere contro la caccia siano i cacciatori stessi e che tutte le argomentazioni che portano siano degli alibi. Non ho mai sentito il bisogno di giustificarmi con qualcuno quando giocavo a pallavolo. Dare manate ad un pallone mi piaceva e tanto bastava. Ti piace sparare, spara, ma non continuare a costruirci sopra filosofie di vita che non esistono.
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