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 Home page > Attualità > Politica > Luigi Di Maio e la coerenza costituzionale

Luigi Di Maio e la coerenza costituzionale

“Se una cosa è incostituzionale, non si può fare”. Diamo atto al Ministro Luigi Di Maio di aver detto in modo chiaro ciò che ogni cittadino dovrebbe sapere. Può sembrare una dichiarazione banale, ma con i tempi che corrono, è il caso di ribadire anche le cose ovvie. A maggior ragione per il fatto che Luigi Di Maio si riferiva alle ipotesi di censimento o schedatura di immigrati e soprattutto rom avanzate del collega Ministro Matteo Salvini.

 
Prendendo in parola Il Ministro Di Maio, verrebbe da chiedere se la frase si applica anche al Contratto di governo del cambiamento (vedi articolo specifico). Se così fosse, come sarebbe ragionevole pensare, ne consegue che alcune cose contenute nel programma governativo non si possano fare, perché sono incostituzionali.
 
L’elenco potrebbe essere lungo: l’introduzione del vincolo di mandato dei parlamentari, la creazione di un comitato di conciliazione che si sovrappone agli organismi repubblicani, la flat tax, la mancanza di coperture finanziarie del Contratto e la conseguente insostenibilità del debito pubblico, gli asili nido gratuiti soltanto per gli italiani, il rimpatrio o l’espulsione di 500 mila migranti irregolari, l’ampliamento della legittima difesa (considerata sempre legittima), ecc.

Se una cosa è incostituzionale, non si può fare. Quindi non si dovrebbe scrivere in un programma di governo. Non si dovrebbe proporre e non si dovrebbe perdere tempo a discuterla. E se è stata scritta, andrebbe cancellata. Per coerenza costituzionale.
Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.185) 23 giugno 20:01

    Qualcosa >

    Fin dalla campagna elettorale imperversa la promessa di cambiare di parecchio il tessuto socio-economico del paese.

    MA ORA nelle dichiarazioni e negli annunci di merito ricorre spesso il termine “qualcosa”.


    Dei problemi in evidenza si focalizza quel “qualcosa” (aspetto) che è dai più visto come inaccettabile.

    I provvedimenti (atti) da varare in Parlamento vertono su un “qualcosa” (fatto) da cominciare a correggere o superare.

    Il tutto è legato alla risaputa differenza che c’è tra il dire e il fare. Ovvero.


    Quando i fenomeni sul campo sono articolati e complessi e quando scarseggiano le risorse riguardanti una intera fattispecie torna molto utile cercare di richiamare l’attenzione su un “qualcosa” che suoni a preludio (avvio) di quel generale cambiamento prospettato.


    Il problema è che l’emotività (paure, aspettative, ..) è l’anticamera della reattività.

    Non esiste un “qualcosa” che basta a governare.

    E non è Tutta colpa di Carosello se in politica piovono slogan e spot …

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