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Libia: le milizie abbandonano Tripoli, ma a Bengasi tornano gli scontri

Dopo la riuscita cacciata dei miliziani da Tripoli, altre aree della Libia rimangono sotto assedio. Tra queste, Bengasi, coinvolta da scontri e scioperi contro la presenza del gruppo jihadista Ansar al-Sharia. I combattimenti tra esercito e jihadisti hanno portato alla morte di quattordici tra militari e miliziani.

Da quanto riportato da Magharebia, lo scorso 22 novembre, le milizie stanziate a Tripoli avrebbero lasciato la capitale libica. Tuttavia, la situazione a Bengasi rimane estremamente tesa. Scontri tra l'Esercito Libico e il gruppo jihadista Ansar al-Sharia hanno infatti portato alla morte di quattordici persone (sette secondo Magherebianove per Reuters). Gli scontri sarebbero divampati dopo il pestaggio di un uomo da parte di guardie di confine affiliate ad Ansar al-Sharia, secondo quanto dichiarato da una fonte militare. Immediatamente, il ministro dell'Interno libico Sidiq Abdel-Karim ne ha approfittato per dichiarare come fondamentale per la stabilità del paese il rispetto della legge che scioglie i gruppi militari armati. Una buona risposta, se si crede nelle buone intenzioni del governo libico. Sfortunatamente, si tratta di una buona volontà ben lontana dall'essere provata

Dopo questo, il caos. A Bengasi, una popolazione tenuta sotto pressione dalla violenza in atto si è messa in sciopero. Uno sciopero che coinvolge scuole, negozi e istituzioni pubbliche, come riportato dall'agenzia stampa AGI. Subito però in loro sostegno si sono mossi i lavoratori del settore petrolifero. Un'acquisizione importante per i manifestanti, vista la pressione che ne consegue sull'intero Maghreb. Le autorità straniere sono infatti interessate alla Libia, e sono state già in grado di influenzare lo sviluppo del nuovo stato. Tra queste, la più rilevante rimane decisamente la Tunisia: mentre i Salafiti dichiaravano la loro estraneità nei combattimenti tra la Saiqa Brigade e Ansar al-Sharia, i jihadisti stanziati in Tunisia avrebbero già richiamato 600 mujaheddin dalla Siria. Il paese rimane dunque un campo difficile dove la diplomazia libica dovrà muoversi con cautela: Tripoli ha bisogno che si eviti il passaggio di gruppo islamisti attraverso la Tunisia.

D'altra parte, alcuni eventi potrebbero riportare alla giusta complessità uno scenario reso piatto dai media. Innanzitutto, Ansar al-Sharia avrebbe già lasciato Bengasi: un comportamento piuttosto docile per un gruppo jihadista. La fonte? Asharq al-Awsat. Un giornale saudita fondato "con l'approvazione della famiglia reale saudita". In altre parole, è il momento giusto per essere sospettosi, visti i grossi interessi della famiglia reale nella regione.

In generale però la notizia è davvero interessante: abbiamo inziato il nostro viaggio parlando di milizie che lasciano Tripoli, finiamo con un altro gruppo che fa la stessa cosa. Mentre il governo è costretto ad affrontare le proteste della popolazione per la mancanza di sicurezza.

Probabilmente un accordo apparirà improvvisamente, ma il raggiungimento di un equilibrio tra i poteri è il vero punto che dovrebbe essere tenuto in considerazione se si vogliono analizzare i recenti scontri di Bengasi. Non c'è ragione di credere che il governo si fermerà, una volta sconfitte le forze jihadiste (sempre che riesca a fare ciò). L'etichetta tanto sospirata di "governo della sicurezza" ha un prezzo (per la popolazione). Lo ha sempre. Ma anche Ansar al-Sharia ha più di una buona ragione per aspettare e resistere, aspettando per dimostrare la debolezza del primo ministro Zeidan.

Da quanto riporta Lybia Herald, combattimenti starebbero di nuovo coinvolgendo la città di Bengasi, con Ansar al-Sharia riunito e rientrato. Non ci sarà alcuna prospettiva di pace, finché le milizie saranno armate, ma il governo non può esimersi dall'ascoltare quella parte di popolazione che si professa musulmana.

Se non lo farà, i musulmani saranno inesorabilmente attratti da al Qaida. Come accaduto in Egitto con i Salafiti, come accaduto in Israele negli anni ottanta, con l'avvento di Jihad IslamicaHamas.

Foto: BRQNews/Flickr

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