La città libica di Misurata è l'ultimo avamposto dei ribelli rimasti maggiori nella parte occidentale della Libia. Finora l'accesso al mare ha consentito i rifornimenti di cibo, armi, medicine e munizioni per sostenere la resistenza, ma il porto è sotto il costante assedio delle forze di Gheddafi. Per risolvere la crisi umanitaria la coalizione impiegherà anche forze di terra?
1. Ci eravamo illusi che l'assedio di Misurata fosse finito. Dopo due mesi di aspri combattimenti, l'esercito di Gheddafi si era ritirato. Invece aveva solo traslocato dal centro alla periferia, secondo una tattica logistica volta ad abbandonare le lotte casa per casa per incrementare i bombardamenti sugli edifici.
Misurata è l'ultimo avamposto dei ribelli al di fuori della Cirenaica. Ogni giorno appare sempre meno in grado di resistere all'assedio. Se l'esercito dovesse prendere il controllo del porto, i ribelli perderebbero l'unico accesso al mondo esterno, l'ultimo canale per rifornire la città di cibo, farmaci, beni di prima necessità - e dei mezzi al momento più necessari: armi e munizioni.
L'elevata densità abitativa di Misurata sconsiglia i bombardamenti diretti, per cui le incursioni aeree della Nato non del tutto inefficaci per liberare la città. Una realtà di cui anche il Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi sembra prendere atto. Con l'effetto di riproporre l'arduo dilemma su un eventuale impiego di truppe di terra, pur espressamente vietato dalla Risoluzione Onu 1973.
2. L'ago della bilancia del conflitto libico potrebbe dipendere dal destino di Misurata. Principalmente per due motivi:
1) Il valore simbolico di Misurata: la città dimostra che la resistenza contro Gheddafi non è limitata alla Cirenaica e, pertanto, che la ribellione libica non è una lotta secessionista. Nel resto della Libia sono presenti altre sacche di resistenza, in particolare nella regione occidentale vicino a Nalut e Zintan. Segno che sebbene la riconquista da parte dei lealisti sia stata agevole, più difficile è mantenere il controllo del territorio. Misurata è una città di circa 500.000 persone, la terza più grande del Paese, affacciata sul Mediterraneo, e la tenacia mostrata in due mesi di scontri incarna la speranza dei ribelli di liberare la Libia dalla morsa di Gheddafi. Anche nella percezione del pubblico occidentale.
2) Il valore strategico della città: situata sul Golfo della Sirte, Misurata è un potenziale terreno di sbarco per un attacco di terra. Una minaccia per Gheddafi molto più tangibile dei bombardamenti mirati dai caccia. Misurata è una testa di ponte. Un corridoio marittimo verso l'esterno rappresenta una minaccia per il qa'id libico, che per questo punta a riconquistare la città il più presto possibile.
Il 14 aprile una pioggia di oltre 200 razzi ha causato la sua chiusura del porto per un breve periodo, ma poi il traffico navale è ripreso sia pur col contagocce.
Immagini tv dimostrano che le forze di Gheddafi, nonostante le smentite ufficiali, stanno bersagliando la città con le armi a grappolo. L'artiglieria si è ritirata dal centro abitato per riposizionarsi fuori, dove è più facile colpire gli edifici senza il rischio di subire assalti e scontri ravvicinati. Si segnala ancora la presenza di cecchini sui tetti dei palazzi più elevati.
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