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di HOPLA’ lunedì 24 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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Le penne non odiano. Contributo al metodo D’Avanzo

Contributo al metodo D'Avanzo.

Due pacchetti di sigarette al giorno trasformate in un unico perenne sigaro53 anni e una formazione filosofica, quella che permette di analizzare anche un sospiro, una posa e una parola negli intenti. Una formazione da cronista di razza con tutto il suo apparato di fonti, contatti e documentazioni.

E' così che nella "querelle" dell'attendibilità delle testate giornalistiche D'Avanzo è il segugio della verità con la demifisticazione delle notizie che fanno cortina fumogena sull'opinione pubblica. Le penne non odiano, ma si sa, titoli e occhielli di un giornale richiamano i casi sotto un proprio punto di vista. Questi i titoli de Il Giornale del 31 luglio 2011.

No Gossip Giuseppe D’Avanzo, un cronista di razza

Fornire dati sulla quale si formerà una libera opinione non è affare da poco. Il lavoro di un cronista è quello di riportare i lettori sui luoghi dei fatti che lui stesso per primo ha osservato. E' quello di farli riflettere con rigorose raccolte dati ma anche di stupirli e farli palpitare con la descrizione logica dei meccanismi che regolano le vicende.
 
E' quello di fornire una liaison narrativa con l’evento successivo probabile, anzi probabilissimo. Ad un mese dalla scomparsa di Giuseppe D’Avanzo, voce e penna di riferimento nel panorama internazionale del giornalismo d’inchiesta italiano (Caso Gladio - Lo scandalo Tangentopoli - La P2 e La Mafia per citarne solo alcuni), si vuole rendere meno amara la ricorrenza con un tributo a quell’intuizione chiave che ha guidato i suoi ultimi lavori: la riflessione sul legame tra potere e mezzi d’informazione, il marasma delle cosiddette "notizie del diavolo" costruite e diffuse per ricattare, infangare e "abbattere" i nemici politici.
 
Quella che lui stesso battezzò propriamente la "macchina del fango". La sua demistificazione giornalistica del gossip e delle menzogne del potere (lo scoop tangenti Telekom Serbia - Il Caso Delta - Noemi e Ruby 10 domande, 10 bugie). La scoperta dei perché e la rivelazione precisa degli accadimenti arrivano così a creare quell’itinerario concettuale in cui è possibile raccogliere e classificare le varietà delle contraddizioni politico-sociali di una epoca ma soprattutto rilevare - come riporta Ezio Mauro nel volume "Inchiesta sul Potere" dedicato da Repubblica alla passione ed il metodo di Peppe D’avanzo - "l’ossatura istituzionale di un Paese, spesso fragile, segreta e o addirittura criminale".
 
Nasce la macchina del fango
 
"L’affare Telekom Serbia costa all’Italia in cinque anni 800 miliardi delle vecchie lire. Una operazione economicamente sfavorevole quella con cui lo Stato italiano, avviato dal governo di centro-destra nel ‘94, aveva rilevato il 29% di Telekom Serbia per 900 miliardi di lire e con mediazioni miliardarie che alla luce dei fatti non trovavano ragioni accettabili.
 
L’affare "salva" il dittatore serbo Slobodan Milosevic dalle spallate dell’Opposizione. Lo Jul, partito della signora Milosevic con i socialdemocratici di Slobo, vince le elezioni a dispetto delle continue manifestazioni dell’opposizione. Il denaro della mediazione, italiana e non, furono "girati" ai manager o ai politici che favorirono l’operazione elettorale? Un caso di corruzione internazionale adombrato anche nel dopo Milosevic da fonti governative". (Quando nasce la macchina del fango, Giuseppe D’Avanzo 2010)

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