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Le diete più pazze del momento

Dukan. Tisanoreica. Dieta del sondino. Sono alcuni dei regimi dimagranti più in voga del momento. Promettono di far perdere peso senza sforzo. Meno cinque, meno otto, meno dieci chili in poche settimane. Funzionare, funzionano. Ma a dispetto della grande popolarità, i nutrizionisti invitano a starne alla larga. Sono diete squilibrate, per non dire estreme, tutte proteine e niente carboidrati. 

Il principio d’azione è simile: mandare l’organismo in chetosi”, spiega Maria Letizia Petroni, direttore del laboratorio di ricerche nutrizionali dell’Istituto Auxologico Italiano. “Quando si eliminano gli zuccheri, sia semplici che complessi, corpo e cervello restano senza carburante. Scatta quindi un meccanismo di sopravvivenza, come durante i periodi di carestia, che porta ad attingere alle riserve di grasso per ricavare energia. Il problema è che questo processo d’emergenza comporta la formazione di corpi chetonici. Sono molecole tossiche, le stesse che si producono nei bambini con acetone o nel sangue dei diabetici, tanto che gli stessi promotori raccomandano di seguire queste diete per un numero limitato di giorni”. Eppure, la logica di una dieta shock si è rivelata vincente.

Veloce e indolore, si segue giusto il tempo di smaltire un po’ di ciccia in vista della prova costume. Non si perde massa magra, grazie all’apporto proteico, e non si patisce nemmeno la fame, dato che i corpi chetonici inducono nausea e perdita dell’appetito. Dove sta il problema? “Le diete chetogeniche sono state sperimentate clinicamente su soggetti selezionati, per esempio nel caso dell’epilessia infantile i corpi chetonici si sono dimostrati così potenti da ridurre i focolai di iperattività neuronali”, prosegue Petroni. “In virtù degli studi condotti, ne conosciamo anche gli effetti collaterali: si va dai più lievi come alitosi, stanchezza, irritabilità, stitichezza, ai più severi, come sovraccarico renale, calcoli, fino al rischio di cardiomiopatie. Lo scorso anno, uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition suggeriva che sono sufficienti quattro settimane di dieta ad alto valore proteico e ridotto apporto di carboidrati per indurre modifiche negative a livello della microflora del colon che possono favorire la comparsa del tumore colon-rettale”.

 

Insomma, se in caso di obesità grave o patologie importanti, il ricorso a diete che scombussolano profondamente il metabolismo può essere un’opportunità, quando si tratta di perdere pochi chili è lecito chiedersi se il gioco valga la candela. È una domanda al momento senza riposta. Infatti, non è mai stato pubblicato uno straccio di studio clinico su riviste scientifiche con peer-review. Né per la dieta Tisanoreica ideata dall’imprenditore vicentino Gianluca Mech, né per la dieta Dukan del guru francese radiato nei giorni scorsi dall’Ordine dei medici per violazione del codice deontologico, né per la dieta, o meglio il digiuno, del sondino, il metodo estremo di nutrizione artificiale lanciato sei anni fa da un chirurgo dell’Università La Sapienza di Roma, Gianfranco Cappello, e impiegato in Italia su oltre 37 mila persone.

Chi decide di seguire queste diete deve essere consapevole che sta facendo da cavia”, denuncia Petroni.È sconcertante che in ambito farmacologico si richieda, giustamente, di arruolare decine di migliaia di pazienti per testare un nuovo farmaco anti-obesità, e non ci sia alcun obbligo di sperimentazione clinica per i regimi dietetici. Ritengo che le autorità sanitarie dovrebbero sospendere queste diete, in attesa di riscontri rigorosi sull’efficacia e la sicurezza a breve e lungo termine”. Ma il mondo, a volte, sembra girare al contrario. Così, anziché promuovere una corretta informazione sull’importanza di seguire l'unica dieta sensata, quella mediterranea (che prevede il 50-60 per cento di carboidrati, il 25-30 per cento di grassi e il 12-15 per cento proteine), ridurre le calorie e fare sport, in Parlamento si fa pubblicità alla dieta Tisanoreica, ospitando convegni sponsorizzati da Mech che hanno fatto insorgere i nutrizionisti contro il Ministero della salute, nelle farmacie si promuovono i prodotti brevettati dal Centro studi Tisanoreica (imitazioni di pane, pasta, biscotti, dolci, sughi “finti”, che contengono solo fibre, proteine e vitamine, per un costo di circa 600 euro per 40 giorni di dieta), giornali, televisioni, librerie fanno da cassa di risonanza ad aggressivissime operazioni di marketing.

Finora sono caduti nel vuoto anche gli allarmi delle principali società di nutrizione che hanno denunciato i rischi della dieta del sondino o NEC (acronimo che sta per Nutrizione enterale chetogena) e chiesto al Ministero della Salute di bloccare il metodo del professor Cappello, che gestisce privatamente una ventina di centri in Italia (oltre a ricoprire un incarico al Policlinico Umberto I di Roma) e altri centri nel resto del mondo. Il tubicino per l’alimentazione artificiale, simile a quello che viene inserito nelle narici dei pazienti in stato terminale o vegetativo, sta dilagando Oltralpe come “la dieta lampo delle promesse spose”. Attraverso l’esofago, il tubicino porta nello stomaco una soluzione a base di proteine, rilasciata lentamente nell’arco delle 24 ore. È vietato mangiare, anche solo un boccone. Con poche centinaia di calorie in corpo, e la chetosi che aggredisce i grassi, si perde peso a vista d’occhio. “È una tecnica è sicura, usata comunemente in chirurgia, e lo dimostrano migliaia di miei pazienti che non hanno avuto nessuna complicanza. Il sondino, delle dimensioni di uno spaghetto, non procura nemmeno fastidio”, ribatte Cappello (che non è un nutrizionista). “I dietologi disapprovano questo sistema, ma non hanno capito che offre la grande possibilità di eliminare l’obesità dal mondo”. Come vendere miracoli.

Un metodo adatto a quasi tutti, a giudicare da quanto si legge sul sito di Cappello. Ma gli esperti non la pensano così e pretendono una regolare sperimentazione, approvata dal comitato etico. “Persino la cura Di Bella è stata sperimentata”, osserva Petroni. “Al di là dei rischi di effetti collaterali, un'ulteriore criticità di queste diete è che non implicano alcuna educazione alimentare. Anzi suggeriscono l’idea, sbagliatissima, che i carboidrati siano da demonizzare. Il paziente non viene accompagnato attraverso un percorso di dimagrimento equilibrato. Finito il ciclo, che succede? Come si riprende a mangiare?”, si domanda Petroni. “Di solito, dopo un breve periodo si ritorna punto e a capo. Perché, purtroppo, le scorciatoie non funzionano”. 

Daniela Cipolloni

Questo articolo è stato pubblicato qui

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