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Le conseguenze dell’amore: Di Pietro e Veltroni

La fine di un amore porta con sé rancori e brutti ricordi. E spesso rende invivibile il presente. L’amore in questione è quello tra Antonio Di Pietro e Walter Veltroni. Le conseguenze, a quanto pare spiacevoli, sono tutte per gli italiani, o almeno per quella parte che non si riconosce in questo governo e nel centrodestra in generale.

Partiamo dalla fine. Veltroni, segretario nazionale del Partito Democratico, ha dichiarato alla trasmissione televisiva di Fabio Fazio “Che tempo che fa” su Raitre che considera chiusa l’alleanza con Di Pietro e la sua Italia dei Valori: “Appare del tutto evidente che chi è venuto meno agli impegni non siamo stati noi”. E gli impegni riguardano già la costituzione del gruppo unico in Parlamento, annunciato prima delle elezioni e poi mai realizzato.

Problemi di relazione già datati e non frutto, quindi, delle ultime vicende politiche. La reazione di Di Pietro non si è fatta attendere. Nessun patto sarebbe stato rotto e i due partiti sarebbero ancora pronti ad affrontare le elezioni amministrative insieme, per la provincia di Trento e, forse, per la Regione Abruzzo, dopo le dimissioni di Del Turco.

Se di amore si è mai trattato, bisogna vedere ora le conseguenze. Partiamo dall’inizio stavolta, dalle elezioni di aprile. Sei mesi fa il Partito Democratico era riuscito ad attestarsi sul 33% dei consensi, sia alla Camera sia al Senato, mentre il piccolo partito di Di Pietro, proprio in virtù di quella alleanza era riuscito ad entrare in Parlamento con il 4% circa dei consensi (se avesse corso da solo, con l’attuale legge elettorale sarebbe rimasto fuori assieme al resto della sinistra italiana. Tutto sommato gli è covenuto).

Il PD non era riuscito nell’impresa disperata di vincere le elezioni ma non sembrava del tutto in panne. L’ultima rilevazione di Ipr Marketing per Repubblica fotografa una situazione diversa. Per quanto, ed è bene sottolinearlo, voto e gradimento siano due cose molto diverse fra loro, il Partito Democratico appare in netta discesa tra gli italiani e si ferma al 29%, con un sonoro -9 rispetto a maggio. L’Italia dei Valori e Tonino invece sembrano non sbagliare un colpo, e si mantiene stabile attorno al 46% da mesi. Non sembra il momento migliore per scaricare un alleato, soprattutto se gradito ai cittadini.

Non è la prima mossa azzardata di Veltroni. Prima delle elezioni decise di correre da solo: perse ma quella mossa ha permesso una semplificazione che in Italia mancava da anni. Ora che le sue quotazioni sono in ribasso ci prova ancora, cercando di presentarsi come l’unica alternativa possibile. Aspettiamo le conseguenze.

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