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Lavoro: la cremazione della "vacca grassa"

Una volta c’era il “lavoro“, quello che oltre alla dignità garantiva un futuro. Una volta c’erano garanzie, diritti, benefit e prospettive di crescite, parliamo ancora di “lavoro”. Una volta… anzi “c’era una volta” come in una favola…

 

Una volta c’era il “lavoro“, quello che oltre alla dignità garantiva un futuro. Una volta c’erano garanzie, diritti, benefit e prospettive di crescite, parliamo ancora di “lavoro”. Una volta… anzi “c’era una volta” come in una favola…. Era un altro periodo storico, si può darsi, erano altri tempi… forse, ma il “lavoro” è sempre lo stesso…, sacrificio, fatica e sudore.

Sono bastati poco meno di 40 anni per mandare direttamente alla “cremazione” la “vacca grassa” che rappresentava il mondo del lavoro di una volta. Una volta, si una volta… c’era la “vacca grassa” ora non c’è più neppure lo scheletro, non sono rimaste neanche le ossa. Oggi, nel mondo del lavoro, assistiamo alla cremazione diretta di quello che, “una volta“, si considerava una fonte inesauribile di vantaggi, sicurezza e futuro, e cioè, il mondo del lavoro… una “vacca grassa” da mungere senza limiti e remore. 

Una volta e sempre “una volta”, fare il commesso o la commessa, l’addetto ai servizi, il giardiniere o l’operaio significava avere un lavoro comunque dignitoso e sicuro e anche se non con il prestigio e la retribuzione da “colletto bianco”, ti assicurava, comunque, un futuro e ti permetteva di alimentare e perseguire obiettivi, sogni e progetti personali nel corso della propria vita. Una volta e sempre una volta…, anche se duro, qualsiasi lavoro si facesse, per il solo fatto di avere delle sicurezze, aver riconosciuto i proprio diritti, percepire la possibilità di averlo per lungo tempo se non per tutta la vita, ti permetteva di sopportare qualsiasi sforzo, accettare la natura di qualsiasi tipo di lavoro.

In alcuni o forse molti casi, anche fare l’operaio permetteva di realizzare sogni anche un pochino più grandi e al di fuori dalla portata del ruolo sociale che si occupava, ma questo sempre una volta... al tempo della “vacca grassa”. Se una volta e sempre una volta… un operaio era mandato fuori sede a lavorare dalla propria azienda, in trasferta, anche se sacrificando, per un lungo o breve periodo, affetti e abitudini, gli venivano riconosciuti, a fine mese, emolumenti economici e benefit di rilievo che, per alcuni versi, non avrebbero mai potuto percepire, neppure a fine carriera e con un ruolo da responsabile.

Molto spesso, ma sempre una volta al tempo della “vacca grassa”, i lunghi periodi di lavoro in trasferta, hanno permesso di realizzare grandi progetti di vita; sposarsi, fare famiglia, comprare casa in pochi anni, aiutare amici o parenti, garantire un futuro a se e soprattutto ai propri figli, facendoli studiare o finanziando progetti o idee, anche da semplici operai.

Nel 2015 un operaio in trasferta, quasi sempre dipendente in subappalto per una importante e imponente società italiana o anche straniera, qui in Italia, ha un contratto rinnovato mese per mese, a somministrazione con società interinali, si trova a lavorare in trasferta, a 500 o 1000 chilometri da casa, con poco più (per i più fortunati) di 700 0 800 euro oltre la paga base, dovendosi pagare spostamenti, vitto e alloggio e quasi sempre anche la mensa di cui usufruisce durante le ore di lavoro. Questo significa che se ha famiglia e spese correnti come è in una vita normale, non riesce a risparmiare nulla e neppure a pagarsi una pensione integrativa, anche se in trasferta.

Un operaio in trasferta viene mediamente pagato da una qualsiasi società, importante o blasonata che sia, almeno 23/24 euro all’ora, la realtà dell’operaio invece è di soli 6/7 euro all’ora. E questo succede in tutte le aziende in subappalto, in tutti i settori.

Con questo meccanismo i contributi sono al minimo e vengono annullati anni e scatti di anzianità, premi produzioni, qualifiche, livelli e carriere. Contratti nazionali o meno, diritti e tutele, job act, ispettorati e osservatori del lavoro… giocano a nascondino! Non rimangono che le ceneri della “vacca grassa“! E non parliamo di pensione…; un giovane, oggi, se è fortunato inizia a lavorare a 35/40 anni dopo anni di lavoro nero, partite iva e finti contratti, pochi o nessun contributo… poi dopo aver chiesto "una grazia” (pagato sottobanco qualcuno o promesso voti politici) a qualche faccendiere o avvoltoio del “settore”, specializzato in “raccomandazioni nel mondo del lavoro”, si inizia a lavorare con contratti interinali mese per mese… 

La pensione? Sperando di non morire prima (ma questo è l’obiettivo ed il calcolo fatto dai “grandi tecnici” della previdenza nazionale), forse a 90 anni (con i requisiti di oggi), si riesce (se si è fortunati) con il 50% di quello che hai versato, a pagare, forse, il proprio funerale. Una volta… al tempo della “vacca grassa” nel mondo del lavoro, si aveva un contratto a tempo indeterminato subito, lavoravi per 35 o 40 anni, ti realizzavi nella vita, mettevi dei soldi da parte e andavi anche in pensione a ridosso dei 60 anni con una decente se non adeguata pensione (garantita) che ti permetteva di vivere dignitosamente fino alla fine dei tuo giorni. Una volta e sempre una volta… succedeva questo.

La “vacca” oggi è rappresentata dalla mole di persone che nel mondo del lavoro di oggi con le condizioni attuali, sono costrette a scendere a duri compromessi e ritenersi già fortunati (parole del saggio di turno) per il solo fatto di avere un lavoro, una massa di lavoratori spremuti e munti… ma solo per alimentare economicamente i buchi finanziari della macchina di stato, sprechi, continuare a pagare vitalizi e privilegi di alcune fasce sociali. Il potere che schiaccia il debole, ricattato e inerme. Oggi, questa nostra società moderna, avrebbe dovuto garantirti tutto (nei diritti e nei servizi) questo come base di partenza, ma ancor più renderti tutto più semplice, meno faticoso, con margini di vita più lunghi e impegnati soprattutto nel tempo libero, andando in pensione senza affanno e in salute.. La realtà è tutt’altra.

Qualche decennio fa alcune analisi e proiezioni vedevano una società futura che lavorava senza problemi (meno ore e tutti avrebbero avuto un’occupazione), con pochi lavori pesanti, alienanti o usuranti, per via dell’automazione e dei robot, meno burocrazia e costi grazie all’informatica, una società che aveva più garanzie, servizi e tempo libero… tutto questo… proprio mentre si “mungeva“, senza ritegno di “spreco e coscienza”, la “vacca grassa“, nonostante stesse dimagrendo a vista d’occhio! Oggi un giovane laureato con tanto di lode, master o dottorato, se non ha “santi in paradiso” e se è fortunato a 30 anni, normalmente, riceve una proposta di lavoro, lontano da casa, a 1000 euro mensili e con l’imposizione di aprirsi una partita iva; questo non si discosta molto dalle condizioni dell’operaio di oggi in trasferta.

Questo fenomeno di sfruttamentoincivile e vergognoso, è radicato in tutti i settori lavorativi in Italia, nei vari livelli e ambiti. Esiste una nuova forma di “caporalato moderno“, (spietato, conosciuto e permesso)… sotto gli occhi di tutti!

Non ci resta altro che fare la veglia alle “ceneri” della, oramai, cremata “vacca grassa” (di una volta…), quindi, sperare e augurarsi, almeno, che non facciano sparire anche quelle! 

@AntonioTisi

Questo articolo è stato pubblicato qui

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