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La Scandinavia pioniera delle tasse 2.0

L'invio della dichiarazione dei redditi precompilata, in Italia, sembra una novità ed è presentata quasi come una rivoluzione. In effetti non è altro che un naturale processo di adeguamento dei tempi, un adattamento alle tecnologie e alle esigenze di gestione di enormi quantità di dati. Il nostro paese solo da quest'anno inizia a sfruttare le risorse della rete, con la sua fase sperimentale nell'invio delle dichiarazioni precompilate...

In Italia da quest'anno si ha la possibilità di avere la dichiarazione dei redditi precompilata. Bene, sembrerebbe una grande novità, quasi una rivoluzione che dovrebbe aiutare il cittadino nella compilazione della stessa, alleviandolo da pensieri e pratiche complicate di compilazione del modello per la dichiarazione dei redditi. In linea teorica è così. La realtà è un'altra: non tutti i dati sono contenuti nel modello precompilato e si è soggetti comunque ad apportare modifiche, aggiungendo dati e quant'altro per beneficiare delle possibili deduzioni d'imposta. Inoltre non tutte le categorie dei contribuenti la ricevono. In effetti siamo ancora all'inizio di un processo per il quale si potrebbe parlare di tasse 2.0. A questo proposito, viene quasi naturale ricordare come, nel profondo Nord d'Europa, questo strumento sia stato già da tempo utilizzato. Già dal lontano 1988, più di vent'anni fa, la Danimarca iniziò ad adottare tale procedura, inviando le denunce precompilate. Seguirono la Svezia nel 1995, quindi la Norvegia nel 1999 e anche l'Estonia nel più recente 2001. Tra i "nostri vicini" possiamo annoverare la Spagna che nel 2003 ha adottato il sistema di precompilazione delle denuncie dei redditi e quindi la Francia nel 2005, anche se non ancora con risultati apprezzabili. In Danimarca, dove si hanno molti anni di vantaggio con questo tipo di sistema, le dichiarazioni non sono neanche più inviate al contribuente che invece vede recapitarsi un semplice avviso di accertamento con l'eventuale cifra dell'imposta da pagare. Il cittadino, in questo modo, non solo non deve più preoccuparsi di nulla, ma riesce, inoltre, a sapere subito quanto pagare. Dovrà intervenire solamente nel caso ci siano stati cambiamenti nell'ultimo anno e avrà esigenza di apportare alcune modifiche alla sua dichiarazione dei redditi. Per avere un'idea di quanto è alta la percentuale di efficienza di questo sistema, basti pensare che solo il 6% delle dichiarazioni subiscono delle modifiche. L'alto grado di efficienza raggiunto dal sistema danese è dovuto anche al fatto che anni di collaudo hanno ben oliato tutte le parti in campo. Una prima fase provvede alla valutazione preliminare dell'imposta sul reddito e delle eventuali deduzioni per l'anno a venire in concerto con il datore di lavoro, che così opererà la relativa e più precisa ritenuta d'imposta per un determinato montante, per determinare, così, una più reale situazione economica annuale finale del contribuente. Una seconda fase spetta al contribuente, che, se ha subito variazioni nel corso dell'anno, cambio dell'attività lavorativa o altro, puntualmente è tenuto a comunicarle in modo da avere una situazione finale quanto più fedele alla realtà. Nel mondo, tra i sistemi più efficienti in questo settore, ci sono quelli del Cile, Danimarca appunto, Finlandia, Malta, Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia. Non volendo prendere in considerazione l'esperienza raggiunta da alcuni di questi Paesi scandinavi, pionieri nell'applicazione di questa metodologia, ma volendo prendere come esempio qualche paese più prossimo al nostro in termini geografici e temporali nell'attuazione di tale sistema, possiamo prendere come riferimento la Francia, che ha iniziato, questa missione, una decina di anni fa. La situazione non è affatto incoraggiante: nonostante gli sforzi e il rigore del nostro Paese cugino francese, ad oggi in Francia, nonostante tutto, solo meno del 15% dei contribuenti riesce ad avere il modello precompilato della dichiarazione dei redditi. In Italia, questa procedura quando potrà raggiungere il picco della sua efficienza, andare al massimo regime? Se Paesi "virtuosi" come la Danimarca e la Svezia hanno avuto più di una ventina di anni di vantaggio per raggiungere il 100%, mentre la nostra "vicina" Francia, con solo 10 anni, annaspa su percentuali bassissime, quali prospettive potremo aspettarci dal nostro caro e sornione Paese? Quanti anni ci vorranno per raggiungere il massimo del risultato?

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