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La "sacrosanta" strage degli emo in Iraq

Le cronache dell'Iraq riportano la strage di decine di adolescenti colpevoli del solo fatto di essere “emo”. L'intera vicenda può essere ricostruita seguendo il sito "A paper Bird", che si occupa di diritti civili (in particolare qui, qui e qui). Non è il caso di aggiungere nulla su un fatto in sé così drammatico.

Piuttosto, è interessante notare ciò che i media non dicono o, peggio ancora, ignorano di proposito.

Da al-Akhbar apprendiamo l'esistenza di una “Polizia morale” irachena, di cui non avevamo mai sentito parlare in precedenza. Nonostante il sito del Ministero degli Interni - che la chiama Polizia della Comunità - si sforzi di adornarla di qualità di ogni sorta (“deve promuovere i principi di cittadinanza, democrazia, pace civile e i diritti dell'uomo..”), essa ha tutta di essere un omologo del Mutaween, la polizia religiosa saudita, con le stesse competenze ma sotto le mentite spoglie di un nome più presentabile.

Forse non dirò nulla di nuovo, ma è evidente come i diritti civili di persone omosessuali o appartenenti a sottoculture, in quella che fu la Mesopotamia, non siano pienamente garantiti.

Causa ed effetto di questa triste realtà sono i pregiudizi nei confronti delle anzidette categorie, ben riflessi nei titoli osceni sulle pagine dei giornali. Il quotidiano Al-Bayan, degli EAU parla dei “discendenti di Dracula a Baghdad”; per l'egiziano al-Wafad gli emo sono la “conferma dell'esistenza dei vampiri in Iraq”.

Moqtada al-Sadr, tramite il suo sito, ha descritto gli emo come “folli e sciocchi”, aggiungendo però che devono essere trattati nel rispetto della legge. Già, ma quale? Quella civile, più tollerante, o piuttosto quella religiosa?

La cosa più inquietante è che perfino le risposte della autorità suonano quanto meno ambigue, se non proprio dello stesso tenore. Il responsabile del comitato di sicurezza del distretto di Kadhmiya, ad esempio, ha detto che gli emo sono “adoratori del diavolo che bevono gli uni il sangue degli altri”.

È interessante leggere le parole del capo della Polizia della comunità: “la polizia e il Ministero dell'Istruzione stanno collaborando per consentirci di entrare nelle scuole e contenere gli emo” (forse un termine più ortodosso per dire “arrestare”?).

Infine, nessun partito politico, religioso o laico che sia, ha pubblicamente chiesto di indagare sul caso, né ha speso una parola per commemorare i ragazzi uccisi. La paura di erodere il consenso popolare – o quel che ne rimane – sconsiglia una tale presa di posizione.


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