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  Home page > Attualità > Società > La rivoluzione in Islanda? Si chiama democrazia
di Valigia Blu (sito) sabato 13 agosto 2011 - 5 commenti oknotizie
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La rivoluzione in Islanda? Si chiama democrazia

In questi giorni in rete e su fb gira un articolo che parla di rivoluzione islandese in riferimento alla crisi finanziaria del 2008 e a come i cittadini avrebbero sconfitto la finanza globale (senza spargimento di sangue) e di un oscuro complotto dei media per tenercela nascosta. 

 
Lo dico subito: quello che è successo in Islanda non è una “rivoluzione”, si chiama democrazia. Quando la democrazia è in piena forma succede quello che è successo in uno dei paesi più piccoli d’Europa. 
 
Per quanto riguarda, invece, il presunto complotto, con tutta la buona volontà, ma io proprio non ce li vedo i direttori di giornali e tv che si mettono d’accordo tra di loro perché del caso Islanda il popolo italiano deve assolutamente rimanere all’oscuro. Per di più facendo una ricerca scopri che LA REPUBBLICACORRIERELA STAMPAIL SOLE 24 ORELA7SKYTG24 ne hanno parlato (e qui ho segnalato solo alcuni degli articoli che ho trovato). 
 
Innanzitutto una premessa
L’Islanda ha circa 300mila abitanti. Potrebbero governare tranquillamente anche solo aprendo un gruppo su Facebook. Siamo di fronte a una delle più avanzate democrazie del mondo. Sempre tra i primi posti in tutte le classifiche: banda larga, diritti dei gay, pari opportunità, libertà di stampa, lavoro... 
 
Cosa è successo con la crisi 2008-2011
Per avere un quadro di insieme vi consigliamo di consultare la voce di wikipedia dedicata alla CRISI ISLANDESE
 
In sintesi la crisi finanziaria del 2008 portò l’Islanda sull’orlo della bancarotta. Il Paese si trovò tra l’altro con un debito di circa 4 miliardi di dollari nei confronti di 300 mila risparmiatori inglesi e olandesi colpiti dal fallimento della banca islandese on line Icesave (controllata da Landsbanki fallita appunto in quell’anno). 
 
I cittadini si sono mobilitati, hanno protestato e hanno firmato una petizione per bloccare l’accordo del Parlamento islandese con Regno Unito e Olanda per il rimborso. E proprio in seguito alla petizione, il Presidente dell’Islanda (il Capo dello Stato per intenderci), Olafur Ragnar Grimsson, si è rifiutato di firmare l'accordo e ha indetto un primo referendum nel 2010: i no vinsero con il 93% dei voti. 
 
Il Parlamento ha successivamente approvato con netta maggioranza un altro accordo, meno pesante per l’Islanda. Ma Grimson si è ancora una volta rifiutato di firmare e ha indetto un secondo referendum ad aprile 2011. I no sono prevalsi di nuovo anche se per il 60%. 
 
Secondo il Presidente era necessario ricorrere ad un referendum per soddisfare la petizione fatta da 42 mila dei 318 mila abitanti dell'Islanda. Pensate un Presidente che rispetta una petizione dei cittadini. Roba da “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. 

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di Valigia Blu (sito) sabato 13 agosto 2011 - 5 commenti oknotizie
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Islanda Media Rivoluzione

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