Vane le speranze di chi si illudeva in un cambiamento di tendenza nel bacino Termale Euganeo.
Per coloro che speravano che la realtà del Bacino Termale Euganeo potesse cambiare, dopo le elezioni comunali del 15 – 16 maggio 2011, v'è purtroppo una bella delusione. Chi rammenta la denuncia da me presentata, qualche mese fa proprio ad Agoravox (apparsa tra l'altro nella rassegna stampa delle Terme Euganee), ricorderà le tristissime condizioni che attanagliano i comuni di Abano Terme, Montegrotto Terme, Galzigano Terme e Battaglia Terme.
Occorre solamente rammentare il problema di base di questi territori, in quanto, il resto è già stato enucleato nel resoconto già citato: la completa separazione del mondo del lavoro del Bacino Termale dal resto d'Italia, o ancor più vicini, a pochi chilometri di distanza, da Padova. Difatti, essendovi un contratto collettivo specifico per il bacino termale euganeo, e non quello dei pubblici esercizi come a Padova e il resto della provincia, ci si sposta sempre di più verso un modello Fiat, in deroga alla contrattazione aziendale e allo statuto dei lavoratori. Una sempre maggiore voglia di stagionalizzare il bacino, in netta controtendenza con il resto del Paese, sta distruggendo il mercato locale. La più grossa illusione che potesse capitare, erano proprio le passate elezioni. Si pensava che si ponessero veramente i presupposti per risolvere la crisi che sta attanagliando la realtà, che si analizzassero i limiti di questo declino senza precedenti. Invece, non è andata in questo modo. Vediamo perché.
Tutti i candidati, che avevano proposto un programma di rilancio, nelle varie riunioni pre-elettorali, protese a convincere i cittadini dei due comuni di Abano e Montegrotto Terme, non hanno mai citato il reale problema del bacino: il mercato del lavoro. Nessuno infatti, parlava di destagionalizzazione, lavoro a chiamata dilagante, precarizzazione dei lavoratori termali, indennità di disoccupazione con ritardi macroscopici, volontà di distruzione per legge dei contratti a tempo indeterminato con le conseguenze facilmente immaginabili.
Ci si è soffermato a lungo sulle condizioni delle strade, sui piani regolatori, sulla cementificazione, sulla capacità di attrazione delle località termali. Tutti punti sacrosanti, che non vanno al nocciolo della questione. Abano e Montegrotto Terme sono stati poli d'eccellenza dagli anni '60 agli anni '90 del secolo scorso, ed ora sono attraversate da un declino inarrestabile. Cominciando dagli alberghi medesimi, dove ne chiude circa uno all'anno, arrivando all'eccellenza lavorativa, che assomiglia sempre di più ad una fabbrica dove eliminare sempre di più il personale per risparmiare sui costi di gestione. Aspetto che il turista non può non vedere, osservando piccoli particolari: livello di pulizia, di servizio in sala, di cura, di accoglienza.
Associazioni “apartitiche”, che sembravano porsi come movimenti rivoluzionari, come “Terme & Futuro”, di Sabrina Talarico, candidata con uno staff “nuovo” per la realtà di Montegrotto, non ha detto nulla a riguardo, e ben si guarda dal parlare del mercato del lavoro, mantenendo un silenzio assordante. E' cosa buona e giusta prendersela con la speculazione edilizia, con il piano di cementificazione e regolatore che renderà le due città dei dormitori, e non delle amene località turistiche. Sarebbe altrettanto corretto capire quali sono i potentati che gestiscono tali operazioni, che stanno distruggendo il bacino, e che stanno precarizzando migliaia di famiglie.