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La nuova riforma del servizio sanitario

Una sola parola chiave per questo decreto Balduzzi, ottimizzazione delle risorse. Questo vuole essere lo spirito che muove la riforma del Ssn. Attravero la riorganizzazione e il potenziamento dell'efficienza delle risorse, si vuole garantire almeno l'assistenza base 24 ore al giorno e sette giorni su sette.

Per realizzare tale progetto, si andrà a lavorare sulla riqualificazione e razionalizzazione dell'assistenza farmacologica e con interventi mirati a diminuire i fattori di rischio per la salute. Si pensa, cioè attraverso la possibilità di tenere gli ambulatori aperti continuamente, secondo i modelli predisposti da ogni regione, di decongestionare almeno in parte la totalità del sistema.

Il decreto dovrebbe approdare domani in Consiglio dei Ministri ed è stato concordato con le Regioni, ma sottolinea il Ministro della salute Balduzzi l'art.1 non è stato modificato in nessun modo.

In più, finalmente, dopo 10 anni di braccio di ferro, si è deciso di regolamentare secondo trasparenza l'intramoenia, ossia le attività private dei medici, svolte in strutture pubbliche. Il provvedimento prevede la totale tracciabilità di qualsiasi operazione svolta all'interno degli ospedali e dei centri assistenza del Ssn, con la possibilità per le regioni di utilizzare uno speciale sistema informatico.

In buona parte, viene anche rivista la responsabilità professionale, su cui peseranno anche le circostanze legate ai fatti. Si vuole evitare, in questo modo, che eccessi di zelo per paura di denuncie, aumentino il fenomeno della medicina "difensiva" che ha fatto lievitare il numero dei test eseguiti in maniera non direttamente legata alla necessità di cura, fenomeno che danneggia sia i pazienti, che le casse regionali.

Ma i medici sono perplessi e già minacciano manifestazioni, oltre alla Cgil, che rappresenta una minoranza, nella categoria anche la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale.) è sul piede di guerra. Non si capisce perchè una disciplina tanto ampia, vada coperta con un provvedimento d'urgenza. Ci si preoccupa anche della copertura economica, i costi degli ulteriori servizi peseranno, infatti, sui già sbilenchi bilanci Regionali, tanto che se dovesse essere approvato, saranno da verificare anche eventuali incompatibilità costituzionali con il testo. Inoltre da qui al 2015 la situazione andrà peggiorando proprio a causa del decreto legge 95 del 2012, che fa parte della “Spending review”, così lo stesso congresso delle Regioni dubita di poter discutere a un livello generale del nuovo patto per la salute e, infatti, proprio il segretario della sigla sindacale, prima chiamata in causa, il dott. Silvestro Scotti, chiede un confronto il prima possibile con il Ministro per discutere di fondi e soluzioni.

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