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La guerra del Coltan e l’industria hi-tech

Questa riflessione è inziata qui, con un'introduzione allo sfruttamento del Coltan. 

Proxy rebels: se la guerra si combatte da lontano

1997 - Nell'allora Zaire finisce l'epoca di Mobutu Sese Seko, salito al potere attraverso un colpo di stato contro Joseph Kasa-Vubu trentadue anni prima. Così come nel 1965 - e come quattro anni prima per l'omicidio di Patrice Lumumba - a cambiare le pedine congolesi sono ancora Belgio e Stati Uniti, che per bocca di George Bush senior inseriva Mobutu nella lista dei suoi migliori alleati

Diventato ormai impresentabile, al suo posto viene messo l'ex comunista ed ex commerciante di oro e avorio Laurent-Désiré Kabila, leader del gruppo ribelle dell'Alleanza di Forze Democratiche del Congo (AFDL). Il gruppo entra a Kinshasa nel maggio 1997 con il beneplacito delle diplomazie economiche occidentali - soprattutto degli Stati Uniti di Bill Clinton e del Regno Unito, da pochissimo guidato da Tony Blair - e dai due giocatori chiave dell'area: l'Uganda, guidato fin dal 1986 da un altro amico di Washington come Yoweni Kaguta Museveni ed il Rwanda di Paul Kagame (eletto nel 2000), ex studente della base militare statunitense di Fort Leavenworth (Kansas) e vincitore nel 2009 del "Clinton Global Citizen Awards" per essere "uno dei più grandi leader di tutti i tempi".


Nella capitale l'AFDL ci arriva anche con in tasca la firma su un contratto da circa un miliardo di dollari che assicura l'attività estrattiva alla American Mining Fields Inc. (oggi Adastra Minerals Inc.) e grazie all'appoggio di: 

«Funzionari delle ambasciate americane a Kinshasa, Kigali e Kampala e poi ancora della US Agency for International Development (UsAid) e della US Defence Intelligence Agency (DIA)[...] Parte di questo appoggio fu un programma ufficiale di addestramento americano, l'Enhanced International Military Education and Training (E-IMET), condotto per conto del governo FPR (Fronte Patriottico Rwandese, ndr) a Kigali, prima dell'invasione del Congo/Zaire nell'ottobre 1996» ["Tutto quello che dovresti sapere sull'Africa e che nessuno ti ha mai raccontato", Giuseppe Carrisi, pag.160]

Ribelli Inc.
Quando i ribelli non stringono direttamente le mani dei grandi sfruttatori occidentali, lo fanno attraverso società da loro direttamente controllate ma affidate a persone di fiducia. Durante la Seconda guerra del Congo, il Rwanda ha costituito la Sonex, diretta prosecuzione del “Congo Desk”, unità amministrativa i cui uffici avevano lo stesso indirizzo del Ministero della difesa rwandese.

La società serviva ad amministrare i circa 20.000.000 di dollari al mese guadagnati attraverso il saccheggio e l'imposizione di una tassa sulle esportazioni (15.000 dollari per ottenere una licenza a scadenza annuale a cui andava aggiunto l'8% del totale delle esportazioni).
Il Victoria Group era invece la struttura utilizzata dall'esercito ugandese, l'Uganda People's Defence Force. A dirigere il gruppo era Khalil Nazzeem Ibrahim, uomo d'affari libanese legato direttamente ai Museveni attraverso Jovia Akandwanaho e suo marito Salim Saleh (nato Caleb Akandwanaho), fratello del presidente e titolare della Saracen International, società di sicurezza privata sudafricana che ha addestrato le truppe del Puntland, zona a nord-est della Somalia. Uomini della Saracen si occupavano inoltre della sicurezza di Van Arthur Brink, al secolo Gilbert Allen Ziegler, presidente della First International Bank of Grenada Ltd (FIBG) - fallita da qualche anno - che nel 2000 firmò tre contratti per un valore totale di 40.000.000 di dollari con i ribelli del Rassemblement Congolais pour la Démocratie Mouvement de Libération, dal 2003 diventato partito politico.

L'accordo prevedeva lo sfruttamento delle miniere (soprattutto di oro e diamanti) in cambio della costruzione di strade e ospedali. La FIBG salì agli onori della cronaca per aver applicato uno "schema Ponzi" che fruttò ben 170 milioni di dollari negli anni '90 e per avere tra i propri correntisti persone riconducibili al terrorismo islamico.
In Congo, il Victoria Group si muoveva grazie ad una serie di personaggi come il generale James Kazini, braccio destro di Saleh, e società come la Navi Gems (che si occupava dell'attività finanziaria) e la Beldiam, con cui vendeva diamanti all'estero. Destinazione principale era il Belgio, entrato nel 2000 e nel 2003 nei rapporti delle Nazioni Unite per l'attività della Sabena Cargo, ex-compagnia di bandiera accusata di trasportare il coltan dall'aeroporto rwandese di Kigali ai compratori finali nel vecchio continente.

Per i loro affari Museveni, Kagame e Kabila si appoggiano - come risulta da una lettera del 2001 dell'allora Segretario Generale dell'Onu Kofi Annan - alla Banque de commerce, du dévelopment et d'industrie (BCDI), dichiarata insolvente nel 2008 ed acquistata al 90% da uno dei più importanti istituti bancari dell'Africa occidentale: Ecobank Transnational Inc. La BDCI, con sede a Kigali, faceva poi transitare il denaro su un conto aperto presso la filiale newyorkese di Citybank. A differenza dei leader di Uganda (27 anni) e Rwanda (13 anni), Kabila in carica ci rimane pochissimo. Il 16 gennaio 2001 nel pieno della "Prima Guerra Mondiale Africana" Kabila subisce un attentato da parte di un membro del suo staff, ucciso subito dopo. A succedergli è suo figlio Joseph, all'epoca Capo di Stato Maggiore ed oggi ancora in carica. L'accordo di pace di Sun City firmato nel 2002 tra il governo congolese e il gruppo ribelle dell'epoca - il Movimento per la Liberazione del Congo (MLC) - pone fine al conflitto, ma non ai traffici.

Nella zona del Kivu l'International Peace Information Center (IPIS) ha censito circa 200 miniere: 13 sono considerate quelle "maggiori". Nel 2009 12 di queste erano sotto il controllo ribelle. Una volta estratto, il miscuglio di terra e minerale viene inviato verso Bukavu e Goma, dove si trovano i "comptoir" (i primi acquirenti del coltan) molti dei quali lavorano senza licenza. È nelle "Maison d'achat" di queste due città che avviene la prima lavorazione del minerale. Le garanzie sulla compravendita a questo punto - come ha dimostrato il rapporto dell'ONU del 2008 - sono esclusivamente di tipo verbale. Non esiste alcuna forma oggettiva di garanzia, potendo così essere spacciato - allo stesso modo di quanto avveniva per i "blood diamonds" della Sierra Leone - come coltan "rwandese" o "ugandese", paesi dai quali passa comunque una parte del mercato legale in cambio del pagamento delle tasse di esportazione al governo congolese. Ultimo passaggio prima dell'entrata in gioco delle multinazionali dell'elettronica sono i "raffinatori", società spesso basate nell'Est Asia. Uscito dalle mani dei raffinatori, non è più possibile distinguere tra il minerale legale e illegale, ed è solo a questo punto che entrano in scena i grandi nomi dell'industria dell'hi-tech.

«Il coltan è il futuro. Chi non lo avrà non avrà niente da fare nell'industria delle telecomunicazioni, così come in quella delle armi teleguidate», fa dire Vázquez-Figueroa a Peter Corckenham in "Coltan". Un'industria hi-tech senza coltan, oggi, non è immaginabile. Chi controlla la fonte di approvvigionamento principale - le miniere del Congo - ha dunque un potere di controllo sulla sfera economica, e di riflesso politica, fortissimo.

Uomini (e donne) cerniera
Karl-Heinz Albers e Aziza Gulamali Kulsum, nota anche come "Madame Gulamali" sono due dei personaggi chiave che collegano i baby-minatori alle grandi multinazionali. Sono, infatti, tra i principali - se non i principali - trafficanti di coltan. Il primo, geologo tedesco, è titolare della Masingiro GmbH, che basa la sua posizione nel mercato sui 300.000 dollari al mese pagati ai ribelli (l'anno è il 2001) per la protezione delle sue miniere. Proprietaria di una società di sigarette a Bukavu, Madame Gulamali - nazionalità congolese, passaporto americano - è stata per anni finanziatrice principale dei ribelli hutu e coinvolta nella guerra civile in Burundi. Appoggiandosi finanziariamente alla Bank Bruxelles Lambert (BBL, oggi ING Belgium) con la società Shenimed Sprl si occupa sia di acquistare sigarette che di comprare coltan, anche dai nemici dei suoi soci.

La donna è all'epoca amministratrice della società Somigl (Grand Lacs Company), braccio economico-finanziario del Raggruppamento Congolese per la Democrazia, a sua volta titolare della società al 75%. Insieme, Masingiro e Shenimed controllano la GBC, agli inizi del nuovo millennio la principale società di esportazione di coltan della regione del Kivu. Tra i suoi clienti società di raffinazione come la cinese Ningxia, la statunitense Cabott Corporation (il cui ceo, Sam Bodman, è stato segretario all'Energia per il governo di George W. Bush tra il 2005 ed il 2009) o la tedesca H.C. Starck, fino al 2006 proprietà del gruppo multinazionale chimico-farmaceutico Bayer

Fino al momento dell'acquisizione la società era la prima ditta sul mercato del tantalio, esportando - sulla base delle informazioni del giornalista tedesco Klaus Werner-Lobo ["Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere", pag.56] - circa 200 tonnellate di tantalio grezzo al mese. Oggi la società è di proprietà dei fondi di private equity Advent International e Carlyle Group, noto principalmente per aver dato lavoro ai due ex presidenti Bush ed avere tra i fondi quelli della famiglia Bin Laden.


George Bush sr, inoltre, aveva interessi nel commercio del coltan fin dai tempi della presa di Kinshasa da parte di Kabila attraverso la canadese Barrick Gold Corporation, più grande produttore di oro al mondo.

 

(Continua)

 

Foto: Natasha Mayer/Flickr

Questo articolo è stato pubblicato qui

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