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  Home page > Attualità > Ambiente > La grande beffa dell’Incubatore del Ponte
di Antonio Mazzeo (sito) lunedì 12 luglio 2010 - 0 commento oknotizie
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La grande beffa dell’Incubatore del Ponte

All’inaugurazione della nuova sede delle società chiamate a realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, mercoledì 14 luglio, ci sarà anche il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Il quartier generale di Eurolink (il consorzio general contractor per la progettazione e i lavori) e dei soggetti impegnati nel monitoraggio ambientale e nel "project management", sarà ospitato all’interno del Polo "Papardo" dell’Università degli Studi di Messina, a pochi chilometri dall’area dove dovrebbe sorgere uno dei due piloni della mega-opera.

La grande beffa dell'Incubatore del Ponte

I locali sono quelli dell’Incubatore d’Imprese finanziato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». La struttura non è mai entrata in funzione; avrebbe dovuto ospitare, a regime, sino a 46 aziende di giovani e ricercatori provenienti dall’Ateneo. In cambio di un canone il cui importo è ancora segreto, Sviluppo Italia Sicilia, che l’aveva ricevuta in concessione dall’Università, l’ha sub-affittata a tempo indeterminato alle grandi aziende del Nord che partecipano al miliardario banchetto del Ponte. Una di esse, Impregilo, capofila della cordata general contractor, il Polo universitario lo conosce bene, avendo eseguito i lavori di realizzazione della Facoltà d’Ingegneria, 144 miliardi di vecchie lire per tre edifici di 35 mila metri quadrati di superficie. La consegna dei locali del “Papardo” risale al giugno 2004, con un «leggero» ritardo sui tempi previsti, giustificato dall’allora Preside d’Ingegneria con il «passaggio dalla Bocoge, la stessa ditta che ha costruito la nuova sede di Lettere all’Annunziata, alla Impregilo». Valutazione assai discutibile dato che la società di costruzioni leader in Italia aveva rilevato il 40% del capitale azionario di Bocoge nell’ottobre del 1997, tre anni prima cioè che l’azienda ottenesse dall’Ateneo l’appalto per la nuova Facoltà. E nel 2002, sempre Impregilo, aveva poi acquistato dalla famiglia Bonifati un altro 40% del capitale “Bocoge”.
 
Una transazione, quella Università - Sviluppo Italia – Società Ponte, duramente stigmatizzata da attivisti e militanti in lotta contro la realizzazione del “Mostro sullo Stretto”. La Rete No Ponte ha manifestato in occasione dell’ultima riunione del Senato Accademico, chiedendo inutilmente, tre volte, di potersi sedere con il rettore e discutere di una scelta che fa dell’Università l’head office di Impregilo & Partner. La risposta del Senato è giunta poi attraverso una nota telegrafica. «La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia – si legge - è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali a imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico».
 
Un’affermazione che non convince per nulla il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata nella facoltà di Scienze Politiche e delegato del rettore per il Liaison Office Università-impresa al tempo della concessione dell’incubatore a Sviluppo Italia. «Nel 2002 venne siglata non la concessione, ma il suo precedente procedurale: un “protocollo di intesa” in base al quale si avviarono i negoziati per definire i termini con cui si sarebbe costituito l’incubatore nell’Università», spiega Signorino. «Su questa base Sviluppo Italia mosse i suoi passi per ottenere dal Ministero delle Attività Produttive il finanziamento della ristrutturazione dei locali di Papardo. L’atto di concessione venne sottoscritto invece nel marzo 2004».

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