“Il ’48 del mondo arabo” ha messo in evidenza come quasi tutte le grandi istituzioni sovranazionali e “affini” di tutto il mondo non sono state all’altezza nel capire un intero mondo e i suoi veri sentimenti e nel far fronte ad una grande emergenza, per la propria frammentaria incapacità, una volta che sono scoppiate queste vere e proprie rivoluzioni epocali. Dall’ONU alla Ue, tutti hanno mostrato le loro carenze.
Benché lo scopo fondante e primario dell’Unione europea era quello di superare una vecchia Europa che fino alla Seconda Guerra Mondiale era stata una perenne polveriera di conflitti, il processo che ha portato all’attuale status quo europeo è stato lungo e portentoso, cionondimeno le sue politiche attuali sono il frutto di una politica decennale improntata largamente e principalmente su esigenze economiche e capitalistiche, dove tutto quello che ha contato, e conta, non sono stati i più fondamentali diritti dell’uomo, giacché le nazioni che si sono aggiunte nel tempo avevano già superato da tempo periodi antilibertari. Tuttavia, la Ue “ha dimenticato” di tenere in dovuta considerazione il fatto che sono i diritti umani e civili che devono essere rispettati e tenuti come base fondante della prosperità di ogni nazione - e non solo i diritti di libera circolazione delle merci - anche di quelle nazioni con le quali s’intrattengono rapporti economici e commerciali.
La politica estera di un grande organismo come l’Ue non può ridursi semplicemente a trattati commerciali per avere forniture di gas e petrolio, che garantiscano ad un mondo di multinazionali di Stato - e non - di usare come bancomat le popolazioni da loro rifornite, e di espandersi in quei paesi, con i quali intrattengono rapporti profittevoli, dove viggono vere e proprie dittature che affamano i popoli da loro governati togliendo loro i diritti più fondamentali della humana civitas. L’Unione Europea, da come sta affrontando la crisi magrebina, mostra di assomigliare sempre più ad un vero gigante dai piedi di argilla. Va bene, a parer mio, la politica della moneta unica, adottata da ben 17 paesi dell’unione, che ha salvato l’Italia da un sistema – sempre a mio parere – che l’avrebbe presto portata a far la fine dell’Argentina, e tra l’altro il pericolo non è affatto scongiurato. Va altresì bene la politica del libero mercato con l’unione doganale. Ciò che non va bene è questo voler avere un'Europa di basso profilo: a livello interno, per quanto riguarda la tolleranza verso gli atteggiamenti e il modus operandi di “governucoli” di Paesi dell’Unione che, con la loro politica estera particolareggiata e interessata hanno messo, e continuano, a mettere a rischio equilibri destinati a venir meno, come la crisi nordafricana sta mostrando; a livello extracomunitario, il voler per forza rimanere bassi e divisi in qualunque situazione di interesse mondiale strategico verso la quale ci si confronti. Per esempio, contro Catherine Ashton, de facto, Ministro degli Esteri dell’Unione europea, io non ho nulla, ma al momento della sua designazione avrei scelto al suo posto il ben più rappresentativo Massimo D’Alema, un uomo di grande esperienza politica, ben collaudata anche in campo estero.
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