Il giorno in cui cadrà la Seconda Repubblica saranno in pochi a rimpiangerla. Con ogni probabilità è stato il periodo più buio ed infausto della storia repubblicana, non solo perché ha coinciso con il lungo e vergognoso ciclo berlusconiano, bensì perché ha rappresentato una iattura per la partecipazione delle masse popolari alla vita politica nazionale e una maledizione per la stessa democrazia rappresentativa borghese.
Il giorno in cui cadrà la Seconda Repubblica saranno in pochi a rimpiangerla. Con ogni probabilità è stato il periodo più buio ed infausto della storia repubblicana, non solo perché ha coinciso con il lungo e vergognoso ciclo berlusconiano, bensì perché ha rappresentato una iattura per la partecipazione delle masse popolari alla vita politica nazionale e una maledizione per la stessa democrazia rappresentativa borghese.
In questo senso la Seconda Repubblica è stata devastante, nella misura in cui ha eroso i diritti e gli interessi delle classi subalterne, sempre più estranee e distanti dai teatrini del Palazzo, e minato le basi, incompiute e vulnerabili, dello stato sociale italiano.
Inoltre, i vantaggi promessi, cioè la stabilità di governo, non hanno avuto alcun effetto e il Palazzo si è rivelato più ingovernabile di prima. La corruzione della politica è persino più dilagante rispetto al regime precedente. Per non parlare del trasformismo, un male atavico e irriducibile. Basti pensare all’ignobile mercato delle vacche (senza offesa per le vacche) a cui si è assistito in occasione del voto di fiducia del 14 dicembre scorso.
Ma torniamo al tema della libertà politica. Il sistema elettorale vigente, basato sulla legge denominata “Porcellum” riunisce i peggiori difetti del sistema maggioritario e di quello proporzionale. Oltretutto è stato annientato ciò che un tempo il regime proporzionale garantiva in termini di libertà di scelta e di rappresentatività politica ed elettorale, vale a dire il “piacere” di frequentare i propri simili o chi si preferiva, eleggendo chi ci rappresentava realmente, ovvero i referenti politici più attendibili.
Il sistema proporzionale puro, malgrado i limiti e i difetti, consentiva a tutti (o quasi) di essere rappresentati politicamente, mentre oggi la maggioranza reale della popolazione non è e non si sente rappresentata all’interno delle istituzioni. Non a caso è in netta crescita il tasso di astensionismo elettorale consapevole. E ciò è senza dubbio un bene.
A dirla tutta, questo fenomeno non dipende tanto dalla legge elettorale, quanto dal fatto che in un regime capitalistico come quello attuale, le libertà democratiche sono oggettivamente ridotte e mortificate dall’ingerenza delle oligarchie tecnocratiche e finanziarie sovranazionali, vale a dire dai centri di controllo della finanza globalizzata.
La politica ufficiale ha perso la sua credibilità in quanto la gente si rende conto di non riuscire ad incidere in alcun modo sul proprio destino, a meno che non si organizzi autonomamente in un movimento di massa. Sta crescendo la consapevolezza che l’intervento nella vita istituzionale non paga come pagano le mobilitazioni di massa.
Lo scollamento tra società e palazzo è un dato fin troppo evidente e scaturisce da molteplici ragioni, soprattutto dalla chiusura autoreferenziale delle istituzioni rappresentative borghesi, che non devono dar conto al popolo che le “elegge”, ma alle oligarchie tecnocratiche che sovrastano il livello degli organismi parlamentari e liberali.