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La Siria nel mirino

Per la Siria si sta preparando la cura jugoslava o, se preferite, libica.

Lo schema è collaudato e ormai ripetitivo. Si prende di mira un paese ricco di risorse minerarie (prima di tutto il petrolio) o importante per la sua posizione geostrategica o comunque inviso agli Usa perché da fedele e docile alleato ha iniziato a fare politica in modo autonomo e non più funzionale agli interessi americani.

Un paese isolato politicamente e con un governo autoritario, fattore importante quest'ultimo per la successiva offensiva mediatica. Un paese che sia al tempo stesso in una situazione di forte crisi interna perché preda di crescenti contrapposizioni di carattere etnico e/o religioso e/o politico, favorite da un'identità nazionale debole o indebolitasi nel tempo e da una struttura sociale da sempre frammentata.

Si sceglie una delle fazioni in lotta perché più disponibile ad assumere posizioni filo occidentali - i “buoni” - e la si foraggia con denaro a fiumi, armi e consiglieri militari, favorendo in questo modo l'allargamento del conflitto e la sua trasformazione in conflitto armato. Con una massiccia campagna mediatica a livello mondiale si presentano i buoni antigovernativi come la parte democratica del paese che sta lottando per la libertà, mentre gli altri - i “cattivi” al governo, i terroristi - sono quelli che fanno strage di civili, preferibilmente bambini, e che usano armi chimiche proibite.

Poi, quando la “coalizione dei volonterosi” costituitasi alla bisogna per la difesa dell'occidente e dei suoi non negoziabili valori, decide che è arrivato il momento giusto, cioè che l'opinione pubblica internazionale è cotta a dovere e l'Europa è zittita, si bombardano i cattivi.

Si tratta, ovviamente, di bombardamenti umanitari realizzati con bombe intelligenti. Le vittime civili - di cui si parla solo quando non se ne può fare a meno - sono effetti collaterali colpa dei cattivi che usano i civili come scudi. L'Unione europea fa deboli e impotenti dichiarazioni a favore della soluzione politica del conflitto e piange lacrime di coccodrillo pensando ai profitti che arriveranno con la ricostruzione.

Dopo la fine della guerra, quando i buoni hanno vinto, la democrazia ha trionfato e agli antioccidentali sono stati tagliati gli artigli, tutto è come prima. Stessa negazione dei diritti civili, stessa mancanza di democrazia, stessa corruzione. Con una sola differenza: i nuovi governanti sono legati mani e piedi all'Occidente e possono finalmente entrare nel club internazionale dei super ricchi.

La popolazione siriana è la prossima vittima.
 

Foto: Paolo Perini/Flickr

Questo articolo è stato pubblicato qui

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