
“C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni, invece, hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali!”
(Paolo Borsellino)
UNA MIA RIFLESSIONE SUL RAPPORTO TRA MORALITA’ PUBBLICA E POTERE:
Quella sopra richiamata è un’opinione:
- chiara ed “inequivocabile”
- autorevole (data la fonte)
- e personalmente pienamente (e “convintamente”) condivisa!
Oggi si ha la tendenza a sovraccaricare la Magistratura di compiti e responsabilità non proprie…
Occorrerebbe, invece, ribadire con forza che:
- alla Magistratura compete solo un “giudizio penale” (in ordine l’accertamento di fatti di reato)
- mentre alla politica dovrebbe spettare un autonomo e trasparente “giudizio morale” sulla condotta della classe dirigente (dalla stessa selezionata, ancor più in virtù dell’attuale sistema elettorale per quanto attiene i parlamentari!).
Posizioni del genere si tacciano normalmente di “inutile moralismo” o “datato "giustizialismo”…
Quanto di più sbagliato, a mio avviso!
Si tratta, semmai, di semplice “garantismo” rivendicato a tutela dei cittadini (detentori originari della sovranità), che hanno diritto a veder affidata l’amministrazione della “Cosa Pubblica” a personalità (politici ed autorità di Stato) di indiscusso valore ed “integrità morale”!
Certamente chi fa politica o gestisce le finanze pubbliche:
- non può essere solo un “brav’uomo”, una persona onesta e corretta (in grado di valutare l’“opportunità” delle proprie azioni)
- bensì deve essere anche una persona capace, competente, d’esperienza...
Credete forse che in Italia (tra circa 50 milioni di cittadini eleggibili) sia davvero impossibile o terribilmente arduo individuare persone disponibili a mettersi al servizio della Collettività e, allo stesso tempo, in grado di fornire adeguate garanzie e di professionalità e di rettitudine?!
La “moralità” (pubblica e privata) di chi rappresenta il Popolo (e, in sua veste, ne esercita la sovranità) resta sempre e comunque una qualità, una dote “irrinunciabile” per chiunque eserciti funzioni pubbliche!
Il semplice “consenso elettorale” (cui spesso ci si aggrappa come “purga delle proprie colpe” o forma di “immunità”!), invece, non può mai, da solo, cancellare:
- i “misfatti” (pubblici e/o privati)
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