L’ultimo Decreto Legge firmato Brunetta, rischia di togliere il sonno a milioni di lavoratori Italiani. E rischia di gettare alle ortiche, anni ed anni passati ad operare allo scopo di recriminare sacrosanti diritti che cautelassero e dessero voce a tutti i lavoratori italiani.
Considerando che – ancora oggi – il primo articolo della Costituzione Italiana, trova fondamento nella formula per cui l’Italia “E’ una Nazione democratica, fondata sul lavoro”, viene da chiedersi se, con le nuove regole relative al diritto di sciopero, non si stia in realtà aggirando l’ostacolo della tormentata vicenda di una rivisitazione della nostra Costituzione…
Un po’ di storia, non può che portare tutti a ripensare e riflettere su un qualcosa che coinvolge in realtà tutti: lavoratori, pensionati (quindi ex lavoratori) futuri lavoratori: in pratica, la nazione intera.
In Italia, prima della seconda metà dell’800, i lavoratori di qualsivoglia settore, non trovavano alcuna forma di tutela per i propri diritti, né potevano contare su normative che regolamentassero ad esempio, l’orario di lavoro o le aspettative per malattia.
Un lavoratore, era così una sorta di “proprietà” per quello che infatti all’epoca veniva chiamato, senza alcun senso di onerosa sottomissione “il Padrone”.
E’ con la costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo soccorso, che inizia un pallido esempio di associazionismo fra lavoratori, allo scopo di poter in qualche modo sopperire alla mancanza, già all’epoca, dello Stato Sociale.
Si ricorda, che per Stato Sociale, si è sempre inteso l’intervento dello Stato con lo scopo di eliminare qualsivoglia disuguaglianza sociale, supportando a questo scopo maggiormente, i ceti definiti “deboli”.
E si rifletta sul fatto, che già oltre cento cinquant’anni fa, questa peculiarità risentiva già di enormi mancanze di compimento…
La costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso, organizzate in proprio dagli stessi lavoratori, trovò accoglienza in forma statale attraverso la Legge N° 3118 del 15 Aprile 1886.
Un progresso enorme, se si pensa alla difficile condizione lavorativa e sociale di quel periodo storico. Gli operai all’epoca, erano costretti a lavorare quotidianamente anche per oltre dodici ore. Non esisteva un limite minimo di età per iniziare a lavorare (molti i bambini impiegati in lavori pesanti e poco attinenti alla loro fase di crescita). E non si presupponeva alcun diritto di dialogo o di protesta nei confronti del datore di lavoro. Si lavorava – duramente – e basta. Nessuna possibilità di poter recriminare un diritto, sia che esso fosse legato all’orario di lavoro, sia che concernesse il salario o il diritto alla malattia.
Le ferie non erano ancora entrate a far parte di alcun dizionario. E le giornate di riposo si contavano in un anno sulle dita delle mani.
Grazie per l’articolo.Ho 22 anni e non so se mai lavorerò.In ogni caso,quando ho letto "lo (...)
10/03 12:54 - Gloria Esposito