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di giovanni astolfi venerdì 3 giugno 2011 - 4 commenti oknotizie
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L’energia nucleare e le centrali: come funzionano?

Come funziona una centrale nucleare a fissione.

In questo periodo si sta parlando molto di energia nucleare, finalizzata alla produzione di energia elettrica, sia in ordine ai reattori di Fukushima sia al referendum del 12 e 13 giugno p.v.. Sono stato indotto ad affrontare questo argomento in quanto ho potuto constatare gli errori in cui cade l’informazione radiotelevisiva allorché affronta queste tematiche. Ovviamente lo spazio limitato non consente una trattazione approfondita ed esaustiva, tuttavia un minimo di chiarezza può essere fatto.

Dobbiamo ricordare che oggi si conoscono migliaia di reazioni nucleari: per ciascuna di esse si definisce la corrispondente energia di reazione, cioè l’energia che viene liberata o assorbita nel corso della reazione. Questa definizione è del tutto equivalente a quella delle reazioni chimiche. In queste ultime due o più molecole di sostanze diverse si combinano con altre molecole per dare dei prodotti finali; in questo processo sono coinvolti gli elettroni esterni e le energie in gioco sono sempre di qualche elettronvolt (simbolo eV; 1eV è l’energia acquistata da un elettrone che si muove in un campo elettrico uniforme sotto l’azione della differenza di potenziale di 1 Volt).

Nelle reazioni nucleari, invece, un nucleo ed un corpuscolo nucleare (protone, neutrone, particella alfa …) si combinano per dar luogo ad un nuovo nucleo e ad uno o più corpuscoli. Le energie messe in gioco in questi processi, coinvolgendo le forze nucleari agenti tra nucleoni (protoni e neutroni), sono dell’ordine di alcuni milioni di eV. Nelle reazioni chimiche le energie coinvolte sono molto più basse in quanto è la forza elettromagnetica (molto meno intensa di quella nucleare) che regola il comportamento degli elettroni.

Come nel caso delle reazioni chimiche, anche nelle reazioni nucleari, sono chiamate esoenergetiche quelle che avvengono con liberazione di energia ed endoenergetiche quelle che avvengono con assorbimento di energia. È evidente che agli effetti dello sviluppo di energia praticamente utilizzabile, vengono considerate solo le reazioni esoenergetiche. Queste ultime si possono ulteriormente dividere in due classi: le reazioni di fusione e quelle di fissione. Insomma si può ottenere energia sia fondendo due nuclei molto leggeri per ottenerne uno più pesante ( reazioni di questo tipo hanno luogo nella parte centrale delle stelle dove le alte temperature consentono la fusione di quattro nucleoni in un nucleo di elio), sia spezzando un nucleo pesante in due o più frammenti più leggeri (reazioni in cui per esempio un nucleo di uranio, colpito da un neutrone, si spezza in due frammenti più piccoli).

È proprio quest’ultimo tipo di reazione che è alla base della produzione di energia nelle odierne centrali nucleari. Il primo reattore nucleare a fissione fu messo in funzione a Chicago il 2 dicembre 1942 da un gruppo di scienziati guidato da Enrico Fermi. Da allora la tecnologia ha fatto enormi progressi, anche se il principio fisico di base è rimasto immutato. Quando un elettrone colpisce un nucleo di uranio-235 (235 è il numero di massa, cioè la somma dei protoni e dei neutroni presenti nel nucleo) avviene la sua scissione in due nuclei con liberazione di energia e produzione di due o tre neutroni. Muovendosi attraverso la massa dell’uranio circostante, i neutroni emessi possono colpire altri nuclei di uranio-235, dando così luogo ad altre fissioni accompagnate da emissione di ulteriore energia e di altri neutroni. Innescata da un primo protone, la serie successiva di fissioni si mantiene da sé, liberando energia che riscalda la massa di uranio entro cui si svolge la reazione a catena.


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di giovanni astolfi venerdì 3 giugno 2011 - 4 commenti oknotizie
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