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L’aborto dal Vangelo secondo Formigoni

Quasi 33 anni fa in Italia veniva approvata la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, la legge n.194 del 22 maggio 1978. Non fu semplice giungere ad affermare il diritto di scelta della donna in stato di gravidanza. Ci furono referendum, raccolta di firme e manifestazioni. Mentre alcuni parlavano di omicidio, immoralità e offesa alle leggi naturali, altri affermavano con forza i principi di scelta, libertà e laicità dello Stato.

Ho sempre pensato che quella legge dovesse considerarsi come una grande conquista civile, indipendentemente dalle scelte personali di ognuno. Invece ancora una volta il presidente Formigoni mi ha sorpreso, ovviamente in negativo. Con una delibera del 22 gennaio 2008 la Regione Lombardia ha dettato nuove linee guida in materia di interruzione volontaria della gravidanza e ieri, 3 gennaio 2011, il Tar le ha dichiarate illegittime.

Eppure l'emerito Presidente non si scoraggia e parla di "deriva abortista nell’interpretazione delle leggi", espressione che, del resto, rispecchia il rispetto tipico del Pdl nei confronti delle decisioni della magistratura.

Il Tar ha dichiarato illegittime le linee guida di Formigoni perché "sarebbe del tutto illogico permettere che una materia tanto sensibile possa essere disciplinata differentemente sul territorio nazionale, lasciando che siano le Regioni a individuare, ciascuna per il proprio territorio, le condizioni per l'accesso alle tecniche abortive". Inoltre, il Tribunale amministrativo della Lombardia boccia il limite perentorio, che la delibera introduceva ex novo e fissava a 22 settimane e tre giorni, oltre al quale, anche in caso di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, non sarebbe stato possibile in Lombardia procedere all'interruzione volontaria di gravidanza; un'indicazione che contravveniva "alla chiara decisione del legislatore nazionale di non interferire in un giudizio volutamente riservato agli operatori" per "non imbrigliare in una disposizione legislativa parametri che possono variare a seconda delle condizioni sempre diverse", e "soprattutto del livello raggiunto delle acquisizioni scientifiche e sperimentali in dato momento storico".

Aldilà dell'impossibilità giuridica di modificare a livello regionale la l.194/1978, già affermata dalla sentenza predetta, mi preme soffermarmi sull'inopportunità politica e morale di compiere una tale operazione.

Innanzitutto, affermare che vi è una deriva abortista addirittura nell'interpretazione stessa delle leggi è una tecnica subdola di mistificazione della realtà. I giudici amministrativi hanno interpretato ed applicato la legge e affermazioni come quella di Formigoni cercano solo di destabilizzare, ancora una volta, l'indipendenza e l'autorevolezza dell'istituzione giudiziaria. Sarebbe preferibile che il Presidente della Regione Lombardia mostrasse maggior rispetto e considerazione nei confronti di una sentenza emessa in nome del popolo italiano.

Quello che, però, personalmente mi preoccupa di più è il fatto che anziché cercare di migliorare ed applicare correttamente la legge del 1978, si stia cercando di limitare la sua reale efficacia e, a volte, addirittura di eliminarla. La l.194, ripeto, è stata un'importante conquista delle donne e dell'intero popolo italiano e non può essere messa, dopo tutti questi anni, nuovamente in discussione per motivazioni elettorali e/o esigenze che derivano da Comunione e Liberazione e non da un'effettiva esigenza della società.

Politicamente ritengo sbagliato e scorretto arroccarsi il diritto di incidere su una scelta così delicata attraverso una normativa regionale, che non sia in armonia con quella nazionale. Anzi, ritengo che sia addirittura criminale pensare di poter costituire zone in cui sia più o meno facile ricorrere all'interruzione di gravidanza, creando così una sorta di federalismo incidente sulla libertà di scelta personale.

Ho parlato anche di un'inopportunità morale. Ebbene esiste una morale laica, che consiste proprio nel rispetto delle scelte altrui. L'aborto non è una via di fuga e per ogni donna rappresenta un momento di difficoltà. Caro Formigoni, non ti puoi ergere a paladino della vita del nascituro calpestando diritti conquistati dopo anni di lotte e impegno, né tantomeno umiliando le molte donne che con dolore e sofferenza decidono di ricorrere all'interruzione di gravidanza.

Ogni volta mi sembra di dover parlare dell'ovvio, di diritti e di rispetto e, ogni volta, purtroppo, politici come Formigoni mi ricordano che tutto questo deve essere continuamente affermato e ricordato, prima che proprio il popolo della libertà in accordo con una fazione cattolica minoritaria come CL ci tolgano la libertà e la dignità.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.89) 4 gennaio 2011 17:04

    Purtroppo è così, ogni volta (NON sembra) SI parla dell’ovvio con queste "persone", c’è un filmato su youtube in maniera decisamente delinquenziale mostra un’interruzione di gravidanza facendo vedere che escono pezzi di "braccette e piedini" (ovviamente di pura plastica) dall’utero e addirittura ricompongono il corpicino e s’intravede anche il sesso.... sappiamo benissimo che lo zigote è tutta un’altra cosa che in questa maniera spaventano ragazzine indifese che per la maggior parte di loro l’unico mezzo di conoscenza è il video..... Non dobbiamo assolutamente farci togliere la libertà e la dignità da queste minoranze... cito una frase di Camus di un’articolo di oggi su L’Unità :"Non possiamo sfuggire alla storia ma possiamo lottare dentro la storia" per favore continuiamo a farlo....


    Loredana
  • Di Toscana (---.---.---.3) 4 gennaio 2011 20:48

    Si dobbiamo imparare dal passato, certi argomenti non sono sempre bianchi o neri ma spesso hanno tonalità intermedie che è difficile interpretare.
    By Toscana

  • Di paolo (---.---.---.102) 4 gennaio 2011 22:55

    Formigoni porta avanti quello che un integralista cattolico , inteso nella peggiore accezione del termine , altro non può fare . La cretinata vera e propria è stata quella degli elettori lombardi , impastoiati da Silvio Berlusconi, di avere eletto presidente della regione un personaggio del genere .Che se lo tengano.

    Quello che invece è inamissibile è che una legge dello stato sia osteggiata o vanificata da una normativa regionale . La salute pubblica non è materia federalista e non può essere oggetto di autonomia decisionale . Purtroppo questa è l’ennesima dimostrazione , al pari dei medici obiettori di coscienza , di una sovrapposizione del fanatismo religioso sui principi laici dello stato .
    Finchè questi " ayatollah " in salsa cattolica saranno chiamati a dirigere pezzi dello stato , la situazione non potrà mai cambiare , saremmo sempre costretti a lottare contro chi non vuole la laicità delle scelte in qualsiasi campo . E questo è anche il motivo , il più importante , che fa di questo paese il più arretrato d’occidente e che sta imbrigliando , nei modi che sono sotto gli occhi di tutti , la politica nostrana .

  • Di (---.---.---.244) 5 gennaio 2011 14:46

    Le "tonalità intermedie" sono parte integrante della coscienza di ciascuno di noi e pertanto nessuna legge le può regolamentare, al pari di altre questioni di coscienza come la fecondazione assistita e il fine vita. Si tratta di questioni che in realtà non sono né di stato ne religiose: la chiesa la ha avocate a sé ( come se nulla fosse, nell’indifferenza generale!) come materia propria per poter indurre lo stato italiano a legiferare in modo illiberale su di esse, in modo da ottenere ciò che da sempre è il suo scopo, mai abbandonato: l’azzeramento del liberi arbitrio degli individui (anche non cattolici!). 

    Penso che dovrebbero esistere elenchi pubblici del personale medico obiettore di coscienza, in modo che la cittadinanza che lo ritenga opportuno possa boicottare l’attività professionale di coloro che, con una scelta di gravissima rilevanza pubblica, inficiano una legge volta alla tutela della salute pubblica, e che quindi la cittadinanza stessa, che pure ne viene danneggiata, sia messa in condizione di difendersene. 

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