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 Home page > Tribuna Libera > L’abitudine al degrado ha fatto crollare l’Italia

L’abitudine al degrado ha fatto crollare l’Italia

Qualcosa di molto grave accade da anni, e questo qualcosa non permetterà, al nostro paese, di risollevarsi dai disastri operati dalle cattive politiche dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni: l’abitudine al degrado.

Brutta cosa l’abitudine. Fodera gli occhi di prosciutto. Tappa le orecchie. Non permette di sviluppare la capacità critica e di conseguenza di reagire agli abusi e alle carenze di un sistema a sua volta ormai troppo abituato a fare come meglio crede, come se la platea della popolazione non esistesse, non fosse presente, non meritasse un minimo di attenzione.

Tutto ciò accade perché è proprio così: la popolazione italiana, abituandosi a tutto, ha perso la capacità critica e, di conseguenza, ha perduto la percezione della realtà.

In tal modo, è incapace di reagire, e per “reagire” non intendo affatto di manifestare violentemente contro gli abusi e le vessazioni contro la popolazione, quanto di essere in grado non solo di lamentarsi dell’andamento delle cose, ma anche di sapere come farsi ascoltare da chi sta, praticamente, decidendo su ogni cosa che faccia parte della nostra esistenza, giungendo a controllare pure i peli che abbiamo sotto le ascelle.

Di contro, ogni singolo cittadino percepisce di aver perso un mucchio di diritti civili, e anche di perdere costantemente capacità economica, eppure – forse proprio a causa dell’abitudine al degrado – oltre la lamentela non va. “Che possiamo farci”? è divenuto il tormentone fisso, il mantra, la lamentela senza costrutto.

Possiamo fare ancora molto, se solo lo si volesse. Ma come unire un popolo da sempre diviso, come creare coesione tra cittadini, se i cittadini italiani eccellono in individualismo? Non è cosa facile da realizzare.

Sui social sembrerebbe che ampi gruppi di italiani si uniscano per dar battaglia contro le inefficienze di un mondo della politica sempre più rivolto a se stesso. Ma usciti dal web, ognuno torna alle proprie faccende, magari essendo convinti di aver fatto la propria parte per risollevare le sorti della nazione.

È accettabile pensare che diffondere ridicoli post con su scritto “Tizio ha rubato xxx euro. Deve dimettersi. Se sei d’accordo clicca su Like e diffondi”? No. Oltre che ridicolo è dannoso perché, appunto, genera in molti individui la convinzione di aver davvero fatto qualcosa contro le ingiustizie, la corruzione, la mala politica.

Anche questo, fa parte dell’abitudine al degrado. Diciamola tutta: questo popolo non è alla fame, ed è una buona notizia. Ma non è alla fame adesso. La china intrapresa da qualche anno, e che ha già abbattuto di molto l’economia della classe media, non si è arrestata ma, anzi, continua a provocare i suoi effetti nocivi.

Se oggi le famiglie italiane possono ancora contare sui risparmi e il patrimonio ereditato, andando avanti di questo passo, con misure fiscali ed economiche atte a dissestare ancor di più la già traballante situazione economica riferita alla popolazione, non resterà nulla per gli eredi, che si ritroveranno a dover vivere in una società che non ha pensato al loro futuro, alla loro esistenza, alla loro sicurezza.

L’abitudine al degrado e le spalle tutto sommato coperte, stanno continuando a generare disastri. La propensione a pensare solo ai fatti propri, e a vivere ora senza pensare davvero al domani, ha condito di aceto una condizione sociale già acida. La progettualità per il futuro è andata a farsi fottere, dal momento che se non si hanno certezze per ciò che riguarda il lavoro o il risparmio. Vivere alla giornata, però, mette a rischio di tracollo totale.

Se ci si lamenta delle cose che sono andate a ramengo, non si deve dire dopo ma prima che accada. La prevenzione dei disastri, siano essi economici, sociali, territoriali o ambientali, è la sola cura da prendere in considerazione. Invece, nella nazione che si basa sulle emergenze di ogni sorta, anche i cittadini si muovono, semmai, dopo che le cose accadono.

Dopo, però, è tardi. Mettere le pezze a colori sui disastri serve solo a renderli ridicolmente tragici.

Foto: Giulio Gigante/Flickr

Questo articolo è stato pubblicato qui

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