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L’Osservatore contro Harvard

Alcuni mesi fa, in un’altra era sembra a ripensarci oggi, quando Prodi era presidente del consiglio, Bertinotti della Camera e Berlusconi e Fini litigavano, avevo scritto perché, secondo me, i Fisici della Sapienza di Roma ben facevano a protestare contro l’invito rivolto al papa a presenziare all’inaugurazione dell’Anno Accademico. In particolare trovavo pericoloso il progetto di questo “papa-filosofo” di riduzione platonista della scienza e di ogni attività umana guidata dall’umiltà sperimentale. E concludevo dicendo: l’attacco del papa all’indipendenza della Scienza e alla separazione tra Fede e Ragione, è il punto cruciale della sua attività che non è solo (e tanto) filosofico-teologica ma soprattutto POLITICA. È la giustificazione e la forza per condurre un attacco a tutto campo nella società.

Oggi (ieri per chi legge) l’Osservatore Romano scrive che l’idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più (i criteri di Harvard), mentre il suo organismo - grazie alla respirazione artificiale - è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente. E’ evidente come il contestare la mancanza irreversibile di attività neurologica come possibile limite oggettivo, misurabile, della vita sia un ulteriore passo in avanti di quella stragegia globale che vuole ridimensionare la razionalità critica a vantaggio di una visione del mondo “semplice” basata su “assiomi indimostrabili e irrevocabili” (l’esatto contrario dei cosiddetti postulati scientifici che restano tali solo finché possono spiegare i fenomeni osservati). Perché si attaccano non solo nello specifico i criteri di Harvard, ma più in generale gli stessi principi dello stato laico che si basano sulla definizione di limiti del sapere e dell’agire oltre i quali una conoscenza non preconcetta non è possibile, identificando delle “regole minime del finito” che accettano il mondo fisico conosciuto nei suoi aspetti positivi (per esempio quelli che hanno consentito la possibilità di effettuare i trapianti) e inevitabilmente in quelli più problematici (legati per esempio alla necessità di una definizione misurabile di vita umana cosicché l’espianto risulti attuabile).

Così oltretevere vorrebbero far rivivere una società basata su assunzioni universali, presentate come “naturali” (principi intuitivi verrebe da dire) e quindi sul principio di autorità, dove la libertà e l’autodeterminazione possono esistere solo nel recinto definito dai principi primi. Una società “sicura” che potrebbe sembrare a molti un buon approdo, soprattutto ai tanti che vedono il proprio piccolo mondo minacciato dall’esterno e che vorrebbero vivere in una piccola società idilliaca, ritornare al “piccolo mondo antico”, alla bellezza nostalgica del passato.

Ma come sempre, l’attacco portato avanti dalla chiesa del papa-filosofo è sottile e quindi ancor più pericoloso. In conclusione dell’articolo si legge: Facendo il punto sulla questione, Becchi (Paolo Becchi, ndr) scrive che "l’errore, sempre più evidente, è stato quello di aver voluto risolvere un problema etico-giuridico con una presunta definizione scientifica", mentre il nodo dei trapianti "non si risolve con una definizione medico-scientifica della morte", ma attraverso l’elaborazione di "criteri eticamente e giuridicamente sostenibili e condivisibili".

Ecco presentata in modo abilissimo la negazione dell’illuminismo, dei fondamenti laici dello stato. Domandare che le basi di funzionamento della società non siano definite secondo criteri medico-scientifici (ma evidentemente secondo quelli della saggezza millenaria della chiesa) è il cuore reazionario, pre-illuminista, del progetto a tutto campo del Vaticano.

Conoscendo quanto debole sia la classe politica italiana (poiché debole è la società italiana per cui la scienza si riduce a vuote formule da imparare a memoria o a mai spiegati e “miracolose” soluzioni se non addirittura ad una congrega di pericolosi eugenetisti) fossi nei panni dei medici che operano trapianti (ma soprattutto se avessi bisogno di un trapianto) mi preoccuperei seriamente.

 

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