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L’Italia in guerra? Navi nel Mediterraneo e armi alla Siria

Le notizie più recenti danno il cacciatorpediniere Andrea Doria e la fregata Maestrale in rotta per il Mediterraneo, al fine di proteggere i caschi blu in Libano. Ma la presenza nell'area di navi da guerra inizia a divenire pressante. Nel frattempo l'Italia rimane il maggiore venditore di armi in Siria.

Tempo fa erano Stati Uniti e Russia a solcare con le proprie navi il mediterraneo orientale. Ora però il mare sul quale si affacciano Libano e Israele può contare anche due navi italiane. Si tratterebbe dell'Andrea Doria, cacciatorpediniere lanciamissili e della fregata Maestrale. Le suggestioni in questi due giorni sono state tante, ovviamente. Se subito la Difesa si è premurata di precisare che solo la prima delle due sarebbe in navigazione verso quell'area, si è anche puntualizzato lo scopo di queste manovre: proteggere i caschi blu in Libano. Niente a che vedere con la Siria, insomma, o almeno solo in maniera marginale. Una misura precauzionale per supportare le forze di pace in caso di escalation sul confine tra Libano e Siria, nulla di più.

Il pensiero era subito andato infatti ai test missilistici congiunti tra Israele e Stati Uniti avvenuti nei giorni scorsi, e il fatto che l'Andrea Doria sia proprio un cacciatorpediniere lanciamissili aveva fatto pensare ad una possibile partecipazione italiana in caso di raid missilistici in Siria. In realtà la partecipazione al conflitto dell'Italia muove su ben altri fronti.

Se ieri Davide Mancino su Wired spiegava nel dettaglio gli affari fatti dal 2001 nell'export di armi verso la Siria, già nel 2012 Famiglia Cristiana segnalava il problema più generale della vendita a paesi accusati di violazioni dei diritti umani, attraverso i quali nel 2011 passava il 64% delle armi italiane. Certo, nulla se confrontati ai dati della Russia (1,4 miliardi dal 1998 al 2012), ma considerati gli standard democratici di Eltsin e Putin non ci sarebbe da andarne fieri. E questo senza considerare la stretta alleanza che ormai lega Mosca a Damasco.

La Siria - va detto - è comunque in buona compagnia. Il 2011, un anno cruciale per il Maghreb ha visto ai primi posti dell'esportazione di armi da parte italiana l'Algeria, paese il cui problema dei diritti umani era segnalato già nel 2001 da Algeria Watch. Accanto ad essa la Siria, ma anche la Libia di Gheddafi. A Tripoli probabilmente i referenti per le commesse di armi sono già cambiati, dopo il rovesciamento del rais. La lista dei paesi che devono la propria forza all'Italia rimane però alquanto desolante. Il rispetto dei diritti umani non è certo una priorità.

 

Foto: gaetano56/Wikimedia

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