Un altro riguarda direttamente l'Europa. La Cina punta da tempo a inserirsi nelle aste per la vendita di infrastrutture e aziende decotte nel Vecchio Continente. In principio fu il porto del Pireo, preso in gestione per 36 anni dietro il pagamento di 3,5 miliardi di euro, ma la cerchia di obiettivi strategici si allarga sempre di più. Pechino sta incoraggiando le imprese statali a cercare opportunità all'estero e l'Europa, piegata dalla crisi, è una destinazione promettente.
Inoltre la Banca centrale ha modificato lo schema per l'impiego della sua montagna di riserva in valuta. Non più acquisti di debiti sovrani ma, complice la necessità dei governi di fare cassa, acquisizioni di asset nazionali strategici e in particolare public utilities. Investimenti poco rischiosi che garantiscono flussi reddituali costanti.
Un caso su tutti: il recente acquisto dell'8,68% di Thames Water, l'azienda che fornisce l'acqua potabile a Londra.
In conclusione, Pechino è interessata alle nostre aziende e alla nostra energia, non al nostro debito. Benché la Cina, dipendente com'è dalle esportazioni all'estero, abbia tutto l'interesse a che l'economia europea si riprenda, come ribadito dal premier Wen Jiabao nel recente incontro con Angela Merkel, finora essa è stata la vera beneficiaria della crisi che imperversa dalle nostre latitudini.
Quando la tempesta sarà passta l'Europa sarà comunque un po' più povera, poiché nel frattempo avrà svenduto l'argenteria al suo famelico benefattore.


Cina Europa Portogallo Debito Pubblico Unione Europea Neocolonialismo
Non fatemi domande e io non ne farò a voi
Profilo personale, articoli e statisticheSono argomenti importanti di cui si tratta troppo poco. Mi sembra di capire che il Tesoro (...)
06/02 16:45 - Geri Steve«I titoli europei nelle casseforti cinesi sono in continua crescita e c’è chi scommette che a (...)
06/02 12:54 -Fanno proprio paura gli effetti dello sviluppo cinese, ma dovrei dire che purtroppo non (...)
06/02 12:11 -