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di Lucio lunedì 7 settembre 2009 - 3 commenti oknotizie
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L’economia della paura

Nella storia dell’umanità c’è sempre stato qualche ignobile affarista senza scrupoli disposto a speculare sulla paura e sulla salute delle persone, sulle tragedie collettive, sui cataclismi provocati dalla furia della natura, sulle guerre e sulle carneficine umane.
 
Rammentate il clima di panico e sgomento generale suscitato intorno all’aviaria, meglio nota come “influenza dei polli”? Non esagero se dico che ci hanno indotti a temere il peggio; si era persino giunti a paventare una pandemia di proporzioni colossali, arrivando a prospettare uno scenario apocalittico di catastrofe umanitaria e sanitaria.
 
Ma quali sono stati i danni effettivi arrecati alla popolazione dall’influenza aviaria? In effetti, gli esiti reali sono stati addirittura a dir poco irrisori, se non del tutto inesistenti, di fronte ai terrificanti effetti temuti e minacciati dagli “esperti”. Al contrario, la iattura maggiore è stata generata dalle paure suscitate dalla propaganda terroristica dei mass-media, che conducono a disastri ben più gravi del male stesso. Le perdite principali sono state essenzialmente di ordine economico, poiché l’allarmismo diffuso tra la gente ha arrecato svantaggi e rovine al settore produttivo dell’avicultura.
 
Chi, dunque, ne ha approfittato? Cui prodest? A chi interessa o conviene spaventare la gente? Tra quanti hanno tratto utili economici incalcolabili figurano senza alcun dubbio le industrie farmaceutiche produttrici di vaccini antinfluenzali, nonché gli altri avvoltoi e speculatori che hanno lucrato su ciò che è stato il colossale business economico del 2006: l’influenza dei polli. Ma i veri “polli” sono state le masse di cittadini e di consumatori truffati, gabbati e beffati dagli organi della disinformazione di regime.
 
Ricordo uno dei concetti chiave del pensiero di Goebbels, il ministro della propaganda nazista: “Una bugia, ripetuta mille volte, diventa più vera della verità”. Parimenti mi chiedo chi ha lucrato sulle catastrofi internazionali degli ultimi anni come, ad esempio, lo spaventoso tsunami che nel dicembre 2005 devastò il sud-est asiatico, causando un’orribile ecatombe. La risposta la lascio al vostro giudizio individuale.
 
Un altro esempio. Si pensi all’11 settembre 2001, allo storico attentato contro le Twin Towers. Questa immane tragedia, un orrendo crimine commesso contro l’umanità, ha cinicamente rappresentato un esorbitante affare economico, uno straordinario evento speculativo in borsa, che ha generato immense fortune finanziarie per pochi, grandi speculatori, ma ha dissolto ingenti ricchezze, rovinando milioni di piccoli risparmiatori.
 
Così le tante guerre, note ed oscure, attualmente in corso nel mondo, in Afghanistan, in Iraq, in Medio Oriente, in Africa ed altrove, sono tante imperdibili opportunità per siglare affari d’oro, per arricchirsi con il sangue, la morte e la sofferenza di milioni di esseri umani, condannati ad un destino atroce e sventurato. Ma la guerra è, per antonomasia, un evento catastrofico, che annienta non solo vite umane, ma demolisce intere città, agglomerati urbani, strade, abitazioni, scuole e ospedali, insomma le infrastrutture, alla stregua di un violento sisma o di una qualsiasi calamità naturale. A cui segue il momento della ricostruzione delle aree disastrate, una fase che è anch’essa un’occasione lucrosa, utile e propizia per stipulare affari di enormi proporzioni.

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