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di حكيم النور (sito) venerdì 1 aprile 2011 - 0 commento oknotizie
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L’America non sa più pensare il mondo

Per anni la strategia globale degli Stati Uniti ha trascurato l'analisi del territoro, legittimando i proprii interventi nel mondo attraverso lo strumento della legalità formale. Ma l'ingoranza della complessità globale ha impedito a Washington di realizzare i risultati sperati. Dopo le sconfortanti esperienze dell'ultimo ventennio, la transizione in Maghreb finirà per esserne l'ennesima conferma.

Nei primi anni Novanta, l'analista Joseph Fitchett scrisse che la costruzione degli Stati Uniti nell'Ottocento era stata imperniata sulla geografia; terminata l'espansione ad ovest, il Paese non ha più saputo pensare il territorio, complice il fatto che, a parte la Guerra di secessione, gli altri eventi bellici che li ha visti protagonisti hanno avuto luogo negli altri continenti.

La risposta di Fitchett a questa inversione di tendenza fu che la cultura statunitense, cresciuta nel socratico rispetto della legge come strumento in grado di formare e modificare ogni realtà, abbia rimpiazzato la consapevolezza del territorio attraverso il surrogato legalistico.

Nessuno più degli Stati Uniti ha costruito le proprie fortune su questa logica. E nessuno più di loro sa quanto sia importante rintracciare un fondamento giuridico che sia alla base di ogni azione e reazione. L'invasione in Iraq ne è stato l'ultimo grande esempio. Chi non ricorda i discorsi sulla ragionevolezza dello jus ad bellum (guerra preventiva), o il gesto del vicepresidente Dick Cheeney, che sventolò all'Assemblea dell'Onu una provetta (finta) per dimostrare l'esistenza di armi di distruzione di massa negli arsenali di Saddam?

La legittimazione, dunque, è sempre stata l'assillo della politica estera americana, ed era la condizione indispensabile per riportare sulla retta via (quella tracciata da Washington) ogni evento avverso alla visione dello zio Sam. Ma il sacro rispetto della legge richiedeva un motivo alla base dell'intervento. Coaì l'evento geopolitico non gradito veniva rivisto e presentato come un pericolo che insidiasse i valori universali di unità e giustizia, determinando uno stato d'emergenza. Nulla più dell'eccezionalità giustifica un provvedimento adottato in deroga alle norme ordinarie, essendo fine ultimo dell'azione il ristabilimento dell'ordine sconvolto.

Questa ricostruzione portava però ad un paradosso: poiché la legge è espressione della sovranità popolare, la legittimazione giuridica all'intervento poteva anche prescindere dalle motivazioni, essendo sufficienti il consenso e il mero rispetto delle forme. L'archetipo della legalità (formale) a tutti i costi, la caduta del blocco sovietico e la sicurezza del soft power esercitato su interlocutori vicini e lontani, convinsero che la costruzione del nuovo paradigma geopolitico fondato sul Washington consensus non avrebbe più incontrato ostacoli dopo il 1989.

Al contrario, quando negli anni Novanta il gigante americano si imbarcò nelle spericolate operazioni di nation building volte a costruire la democrazia laddove c'erano solo guerre e miseria, terre remote come la Somalia, Haiti e la Bosnia erano solo dei piccoli insignificanti Stati che la potenza d'oltremare avrebbe presto redento a suon di soldi e soldati. Ciò senza tener in conto le peculiarità culturali, etniche e geografiche sulle quali la loro azione sarebbe andata ad incidere. Per intervenire era necessario il consenso degli americani. Non quello non gli altri.


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di حكيم النور (sito) venerdì 1 aprile 2011 - 0 commento oknotizie
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