L’acqua non può essere merce di scambio: nessuno può chiudere i rubinetti!

Il 24 Aprile è partita ufficialmente la campagna raccolta firme in tutto il territorio per ottenere il referendum che si terrà la prossima primavera. Le firme raccolte sino ad oggi, in soli tre settimane, sono oltre 516 mila, un valore molto elevato non solito in altri referendum abrogativi.
La costituzione di numerosissimi forum territoriali sta ricoprendo le necessità del territorio e il servizio informativo sulla questione acqua pubblica, ottenendo il consenso di cittadini e di numerose amministrazioni, con risultati nazionali soddisfacenti.
Questa è solo una parte iniziale del progetto di avvio campagna referendaria nazionale. Tale parte si fermerà il 4 Luglio corrente anno, dove la raccolta firme si interromperà, per lasciare ampio spazio alla sensibilizzazione e a piani di studio su come tutelare un così fondamentale bene.
Nel territorio Ionico-etneo della provincia di Catania si è costituito il Forum Ionico Etneo dei Movimenti per l’Acqua abbracciando diverse forze politiche e associazioni del territorio (già impegnate in altri importanti questioni sul territorio). Le numerose iniziative pubbliche e la presenza di banchetti firma nei vari comuni del comprensorio stanno riscuotendo un ottimo risultato e una ricezione della questione da tutti gli strati sociali.
Il progetto privatizzazione fa parte di un disegno europeo (se non mondiale) di privatizzare le risorse idriche. Nel 2002 in seguito ad un’annata definita di "secca" priva di piogge, si è lanciato ogni accusa sul sistema idrico spesso inefficiente, perché in mano al servizio pubblico. Da qui, insieme alla "presenza" di multinazionale europee dell’acqua (La francesce Veolia in primis) hanno favorito la volontà a livello europeo (oltre a quello mondiale) di privatizzare il servizio idrico, e da qui si è sfruttato un po’ di legislatura italiana già esistente (legge Galli) sino alle ultime leggi varate da PDL e affini. In definitiva si scopre che Veolia in Italia controlla quasi tutte le aziende italiane di privatizzazione. La gestione affidata a delle ATO, che negli anni dovrebbero assumere il controllo dei privati, lasciandosi una piccola parte al settore pubblico, è quello che si vuole scongiurare che accada.