Siamo diventati cinici, indifferenti, individualisti senza speranza o in fondo, ma molto in fondo, siamo rimasti ancora quelle brave persone che eravamo un tempo, magari poveri e analfabeti ma sempre con un grande cuore?
”Questa storia comincia con un malato cardiaco che sta morendo in ospedale. E con un cuore nuovo a bordo di un aereo ambulanza, fermo sulla pista in attesa di spiccare il volo. Fra il malato e il cuore ci sono 400 chilometri e un cielo pieno di neve. In sala operatoria dutto è pronto per l’espianto del cuore guasto, eppure il chirurgo frena: prima, dice, assicuriamoci che l’aereo parta davvero. Scelta giusta numero 1: la saggezza. Sulla pista nevica fitto, non ci sono le condizioni per decollare, ma il pilota e l’équipe medica sanno che è questione di vita o di morte e così decidono di mettere in gioco la loro, di vita. Scelta giusta numero 2: il coraggio.
L’aereo prova ad alzarsi, ma la tormenta lo sbatte a terra, costringendolo a piegarsi su un’ala. Tutti sani e salvi tranne il cuore, che l’urto ha reso inservibile. Nessuno recrimina, nessuno perde la testa. Viene lanciato un appello per un cuore nuovo. Scelta giusta numero 3: il carattere. La fortuna ha un debole per i forti: il cuore viene subito trovato e condotto a destinazione in tempo utile per salvare il paziente. Intanto ha smesso di nevicare e l’aereo azzoppato può decollare: dal cuore inservibile i medici riescono comunque a recuperare due valvole. Serviranno ad altri malati. Il gesto di un eroe dipende, in fondo, da un uomo solo. Mentre questa storia è meravigliosa perché allinea una serie ininterrotta di gesti giusti compiuti da un numero rilevante di persone. Che sia potuta succedere in Italia (fra Torino, Lecco e Forlì) è una di quelle notizie che fanno davvero bene al cuore.”
Forse, in fondo, leggendo questa storia raccontata da Massimo Gramellini, non siamo come ci vogliono far credere. Forse, sempre in fondo, se possiamo decidere il da farsi senza troppi condizionamenti ma seguire solo quello che ci dice il cuore, se ci lasciamo guidare solo dal nostro animo, dalla nostra coscienza mostriamo veramente il nostro lato buono, il lato migliore di noi. Un lato di solito nascosto sotto uno spesso strato di ipocrisia televisiva, offuscato dai cattivi esempi di una politica spettacolo, sminuito a livello internazionale da comportamenti da operetta di alcuni nostri rappresentanti, condizionato in parte anche da una situazione economica molto difficile dove i gesti di altruismo sono diventati merce rara. Perché quando c’è poco da dividere è assai difficile farlo.
Ci vogliono queste occasioni particolari, le emergenze, le situazioni critiche o drammatiche in cui emerge prepotente la vera indole dei nostri connazionali. Situazioni di emergenza o di urgenza dove noi diventiamo diversi dagli altri, ci scopriamo pronti al sacrificio, disposti all’empatia con chi soffre, con chi ha bisogno, con chi è in difficoltà.
Un esempio abbastanza illuminante è il nostro comportamento nelle missioni internazionali di pace, dove i nostri soldati sono universalmente considerati i migliori in assoluto nel difficile compito di mantenere i rapporti con le popolazioni indigene.