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di Doriana Goracci giovedì 21 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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Israele trama la guerra contro Gaza: Obama può fermarla prima che scoppi?

Bradley Burston è uno che scrive e ha dichiarato che lavorare per la pace è una forma di preghiera. L’articolo che segue è suo, apparso su Haaretz il 12 gennaio 2010. Leandra Negro come sempre si è resa disponibile per la traduzione. Aveva colpite entrambe il titolo, la premessa, gli antefatti.

La prossima settimana o la settimana successiva, Barack Obama potrebbe leggere nei report dell’intelligence che i battaglioni israeliani tank si sono spostati nel sud e nell’ovest lungo le strade israeliane e che intere brigate di fanteria si sono accampate nell’area occidentale di Negev.
 
Il conto alla rovescia della Seconda Guerra di Gaza è iniziato prima del previsto. Datiamo l’inizio, se gradite, a domenica scorsa, mentre leggiamo una fredda e terrificante analisi di Yom Tov Savia, ultimo comandante militare israeliano della Striscia di Gaza e delle adiacenze di Negev. O datiamolo, se preferite, secondo l’assioma della contemporanea storia israeliana che legge sul quotidiano: una guerra futura è essenziale, ma è inevitabile il momento in cui si dovrà dare maggior peso alle forze di difesa israeliane, come dichiara il generale.
 
In alternativa, si può datare la nuova guerra al momento dalla selettiva amnesia che permette agli esponenti politici israeliani di dar credito all’illusione che Hamas possa essere invaso fino a morte compiuta.
 
Tutto questo e molto altro sono il frutto di un’intervista che Samia ha rilasciato alla Radio dell’Esercito Israeliano questa settimana, che dovrebbe concedere una pausa, non solo ai palestinesi e agli israeliani che potrebbero essere le future vittime della Seconda Guerra di Gaza, ma anche a Washington.
 
Se l’ultimo anno di brutale combattimento può essere di indicazione – e c’è qualche ragione per credere che lo è – l’intera guida per impedire che lo strisciante confronto Israele-Hamas scoppi a breve nella Striscia sta al capofila Obama che sta già affogando in un mare di priorità.
 
Un’altra guerra a Gaza, di questo stiamo parlando e non di una semplice quanto molto amara offensiva, che potrebbe non solo assestare colpi letali a quel che resta della credibilità morale di Israele, ma potrebbe anche scalfire e danneggiare l’offensiva politica militare di Obama in Iraq, in Afghanistan e, sulla scia, in Yemen.
 
Se Obama ancora culla le speranze di avviare un processo di pace tra Israele e i Palestinesi, il suo primo obiettivo dovrebbe essere di disinnescare il piano di guerra prima che inghiotta di nuovo Gaza – e, questa volta, anche Tel Aviv. Com’è palese, la guerra a Gaza ha cambiato il panorama politico di Israele e non in favore di Obama.
 
Il ritiro del 2005 da Gaza, con il suo esito in termini di lancio di missili contro Negev e l’assenza di qualunque pace condivisa, ha scatenato una tempesta sulla sinistra israeliana. Ma era l’offensiva di Gaza un anno fa, una guerra sostenuta all’inizio anche dallo stesso Meretz, ormai sul viale del tramonto. È stata la fine di Meretz, la fine del Partito Laborista, la fine dell’alleanza di sinistra con i partiti arabo-israeliani.

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di Doriana Goracci giovedì 21 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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