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In Italia fallimenti in calo grazie alla formazione aziendale di qualità

Le Piccole e Medie Imprese (PMI) rappresentano una componente centrale del tessuto economico europeo e, particolarmente, italiano. Per stare al passo dei cambiamenti richiesti dal mercato in termini di investimenti di qualità, specializzazione e modelli produttivi, diventa sempre più indispensabile puntare su politiche ed interventi che qualifichino il mondo del lavoro, su cui la formazione continua può giocare un ruolo importante apportando valore aggiunto al sistema produttivo delle PMI. 

 

Le Piccole e Medie Imprese (PMI) rappresentano una componente centrale del tessuto economico europeo e, particolarmente, italiano. Per stare al passo dei cambiamenti richiesti dal mercato in termini di investimenti di qualità, specializzazione e modelli produttivi, diventa sempre più indispensabile puntare su politiche ed interventi che qualifichino il mondo del lavoro, su cui la formazione continua può giocare un ruolo importante apportando valore aggiunto al sistema produttivo delle PMI. In Italia a seguito della crisi sempre piu' impremditori hanno compreso il ruolo centrale della formazione e del personale e dei dirigenti. In particolare, diventa sempre piu' evidente il divario tra una formazione "di facciata" al solo fine di acquisire crediti formativi et similia, con una qualificata. Anche grazie a questa consapevolezza, si è registrato un calo dei fallimenti nei primi tre mesi del 2015

Tale diminuizione riguarda in partocolare le liquidazioni volontarie e le procedure concorsuali non fallimentari e, dopo quasi tre anni, torna a diminuire anche il numero dei fallimenti. In base agli archivi Cerved tra gennaio e marzo 2015 21 mila imprese hanno aperto una di queste procedure , il 3,5% in meno del primo trimestre 2014.

I dati indicano che sono 3,8 mila le aziende fallite nel primi tre mesi del 2015, in calo del 2,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Dall’inizio della crisi, i fallimenti avevano iniziato una corsa senza soste, interrotta solo nel secondo trimestre del 2012; da quella data, si contano dieci trimestri consecutivi di ulteriore aumento del fenomeno. Nel primo trimestre del 2015 è continuato il calo delle procedure concorsuali non fallimentari: se ne osservano 600, un quinto in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ha inciso la diminuzione dei concordati preventivi (-25,3%), che è stata accompagnata anche nei primi mesi dell’anno dalla riduzione di domande di pre-concordato (-27%).

Sono 16,5 mila gli imprenditori che hanno deciso di liquidare volontariamente la propria attività nei primi tre mesi del 2015, in calo del 2,9% rispetto al primo trimestre 2014. Se si escludono dal conteggio le liquidazioni di società ‘dormienti’, quelle che non hanno presentato bilanci nei tre anni precedenti la procedura, si osserva una diminuzione ancora più marcata, pari al 6,2%.

L'investimento in capitale umano nei cosiddetti momenti di crisi appare quindi sempre più strategico e foriero di risultati. In particolare si inizia finalmente a comprendere la necessità di:

- favorire la formazione continua dei lavoratori e maggiori investimenti in risorse umane, sia attraverso l'elaborazione e l’applicazione di sistemi e strategie che garantiscano un più agevole accesso alla formazione, che attraverso attività corsuali che sostengano le capacità di adattamento dei lavoratori accrescendone e migliorandone la qualificazione professionale e le competenze;

-garantire ai lavoratori meno qualificati e più anziani l’accesso agli interventi di rafforzamento delle competenze e/o di riqualificazione professionale;

-stimolare in tal modo anche la propensione del sistema produttivo ad investire in innovazione tecnologica ed organizzativa.

Foto: GotCredit, Flickr
Questo articolo è stato pubblicato qui

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