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  Home page > Attualità > Mondo > In Iraq aumentano gli attacchi agli impianti petroliferi
di حكيم النور (sito) sabato 25 giugno 2011 - 0 commento oknotizie
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In Iraq aumentano gli attacchi agli impianti petroliferi

L'industria petrolifera irachena potrebbe diventare bersaglio di attacchi una volta che le forze americane si saranno ritirate. A denunciarlo è Nejmeddine Karim, governatore della provincia curda di Kirkuk, a nord del Paese. "La situazione rischia di precipitare di nuovo se le forze Usa si ritirassero ora", ha avvertito il governatore lo scorso 15 giugno, che è anche capo della Commissione per la sicurezza di Kirkuk.

A poche ore dall'allarme, alcuni elicotteri Usa hanno aperto il fuoco contro un gruppo di predoni vicino a Bassora, nel Sud dell'Iraq, seconda città e fondamentale centro petrolifero del Paese. Gli aggressori avevano lanciato sette razzi contro l'aeroporto della città, prima di subire la risposta. Negli ultimi mesi gli attacchi terroristici hanno ripreso vigore, al punto da suscitare un aspro dibattito, sia a Baghdad che a Washington, sull'eventualità di mantenere un contingente in Iraq ben oltre il 31 dicembre di quest'anno, termine preventivato per il completamento del ritiro.

Malgrado il livello di violenza in Iraq sia fortemente diminuito rispetto al picco del 2006, complice il surge voluto da Bush proprio agli sgoccioli del suo mandato, la situazione non può ancora dirsi stabilizzata.

Ad esempio, il 5 giugno un impianto di stoccaggio nel giacimento Zubair in cui sono operative Eni, Occidental Petroleum (Usa) e KoGas (Corea del Sud) ha subito un pesante attacco. L'azienda di stoccaggio è collegata al terminal petrolifero di Al Fao, nel nord del Golfo Persico, che costituisce uno dei principali hub di esportazione per i campi petroliferi iracheni del sud, laddove sono custoditi i due terzi delle sue riserve accertate (144 miliardi di barili). Zubair e altri impianti petroliferi nel sud sono da tempo nel mirino dei militanti sciiti dell'Esercito del Mahdi, la milizia di Moqtada Sadr sostenuta dall'Iran. Il quale ha più volte promesso di attaccare gli americani se procrastineranno il loro ritiro dall'Iraq oltre la scadenza convenuta.

Diversi altri impianti sono stati oggetto di attacchi. L'episodio più grave risale al 25 febbraio, quando un gruppo di militanti legato ad al-Qa'ida ha bombardato la più grande raffineria del paese a Beji, 100 chilometri a nord di Baghdad, uccidendo quattro operai e causando un grande incendio. La raffineria, che produce circa 150.000 barili al giorno di prodotti petroliferi, è stata costretta a chiudere. Ed è solo l'ultimo di una lunga serie di attentati che l'impianto ha subito dal 2008, il secondo in un mese.

In precedenza, il 10 febbraio erano stati bombardati gli oleodotti collegati alla raffineria di Dora a Baghdad, bloccando temporaneamente la produzione.
Nel mese di marzo, anche l'oleodotto che connette Kirkuk al terminal di Ceyhan (Turchia) è stato attaccato, interrompendo le esportazioni per diversi giorni. La provincia curda di Kirkuk contiene un terzo delle riserve dell'Iraq e negli anni è stata oggetto di un impressionante numero di attentati. Dal 2003 gli oleodotti diretti a Ceyhan sono stati attaccati centinaia di volte.
Tutti questi episodi denotano le difficoltà del governo iracheno a preservare la sicurezza delle proprie infrastrutture energetiche. Molti siti sono altamente vulnerabili e senza l'ausilio dei militari americani l'industria petrolifera irachena potrebbe subire un colpo durissimo.


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