1. Era accaduto tutto in pochi giorni: le dimissioni del presidente Mubarak, sostituito da un consiglio militare; la folla che radunata in piazza Tahrir; l'abolizione della costituzione e il referendum per emendarla, l'annuncio di nuove elezioni entro giugno. Sembra passato un secolo da quei giorni di metà febbraio in cui l'Egitto celebrava il suo risveglio, verso un futuro illuminato dalla democrazia.
Quello che vediamo oggi, invece, è che mentre Mubarak se ne è andato, i militari sono sempre lì, ed anzi hanno addirittura incrementato il proprio potere. E se guardiamo agli avvenimenti di inizio anno, alla folla “oceanica” di piazza Tahrir, ci rendiamo conto che in realtà il popolo non ha mai avuto quel potere che i media, soprattutto Al Jazeera, gli avevano attribuito. In strada erano scese non più di 300.000 persone; tante, ma poca cosa in confronto alle moltitudini viste in Iran nel 1979 e nell'Est Europa dieci anni dopo. In Egitto la folla ha riempito una piazza, ma non ha coinvolto le principali energie sociali della città. In una vera e propria rivoluzione, la polizia e l'esercito non riuscirebbero contenere la folla. In Egitto, al contrario, l'esercito ha scelto di non confrontarsi con i manifestanti perché era d'accordo con l'idea da costoro avanzata: sbarazzarsi di Mubarak. E poiché i militari rappresentavano l'essenza del regime del Cairo, il loro repentino passaggio dalla parte della sommossa lascia dubitare circa l'opportunità l'etichetta di rivoluzione in capo a quest'ultima. Insomma, la folla al Cairo ha fatto da sfondo e non da protagonista al rovesciamento del regime.
2. Il regime egiziano venne fondato nel 1952 in seguito a un colpo di stato guidato dal colonnello Gamal Abdel Nasser e modellato su quello di Kemal Ataturk in Turchia. Laicità e potere militare erano i capisaldi della nuova forma di potere. Nasser credeva che l'esercito fosse l'elemento più moderno e progressista della società egiziana, l'unica entità in grado di accollarsi la responsabilità di modernizzare l'Egitto per renderlo al passo del mondo occidentale.
Fu così che i militari divennero il baluardo del regime. I successori di Nasser, Anwar Sadat prima e Hosni Mubarak poi, formalmente eletti in (dubbie) elezioni popolari prima di entrare in politica erano stati ufficiali dell'esercito.
Gamal Mubarak, figlio di Hosni e da questi indicato come possibile erede alla guida del Paese, al contrario del padre non era un ufficiale militare, né era legato agli ambienti militari. Una circostanza che lo rendeva inviso alle alte gerarchie dell'esercito. L'ascesa di Gamal nella terra che fu dei faraoni voleva dire non tanto l'inizio di una monarchia ereditaria, ma la sostituzione del regime militare.
L'idea che una manovra per rovesciare Mubarak fosse in atto ben prima che la folla riempisse piazza Tahrir non è del tutto peregrina. Agevolare l'uscita di scena dell'ottuagenario presidente aveva l'obiettivo di garantire una successione ordinata nel governo del Paese. In tal modo sarebbe stato possibile sfruttare le prossime elezioni presidenziali per far emergere una nuova figura che fosse espressione degli alti comandi militari, in linea con la tradizione degli ultimi decenni. Una figura che non sarebbe stata quella di Gamal Mubark.
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Non fatemi domande e io non ne farò a voi
Profilo personale, articoli e statisticheE’ una analisi pessimista ma, purtroppo, credibile. Pero’ io credo che qualcosa sia veramente (...)
27/05 17:03 - Geri Steve