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Il volto nuovo della Tunisia

È stato il primo paese dell’Africa mediterranea a ribellarsi e a destituire il dittatore Ben Ali. Oggi la Tunisia cerca di delinare il suo nuovo volto all’interno del mondo arabo e internazionale. Nel farlo si affida anche ad una delle sue componenti sociali più importanti e numerose: i giovani.

Ed è con una giovane donna, Imen Ben Mohamed, eletta all’Assemblea costituente per la circoscrizone italiana, che parliamo di elezioni, emozioni e nuovi scenari per la Tunisia. La sfida è cambiare il loro paese: ci riusciranno?

Il dissenso contro la dittatura.

"Sono già membro del partito Nahda da diversi anni. In Italia, prima che scoppiasse la rivoluzione in Tunisia, ci riunivamo in modo segreto ed io facevo parte dell'Assemblea generale del partito (circoscrizione italiana). A Roma abbiamo organizzato più manifestazioni per dimostrare il nostro dissenso contro il regime, anche grazie all’uso dei social network". 

La candidatura all’Assemblea generale del partito.

"Abbiamo svolto le elezioni interne al partito per candidare le persone che avrebbero fatto parte della lista del Nahda per la circoscrizione italiana. Al primo posto c’eravamo io e Osama Al Saghir. È stata una scelta dell'Assemblea generale del Nahda in Italia quella di candidare giovani nella lista".

 Cosa ti ha spinto a candidarti? 

"Forse la vita che ho passato da bambina, quando ad otto anni, mi sono ritrovata senza mio padre (era rifugiato politico), ma anche per il senso di responsabilità nei confronti della mia patria e per i connazionali che vivono in Italia. Non meno importante è stata ed è la mia voglia di lasciare una mia impronta nella costituzione di una nuova Tunisia dopo la primavera araba! Sono tanti i fattori determinanti…"

Come è stata la campagna elettorale?

"Dura e piena di emozioni. Il bello però era il senso della solidarietà che ci davano i nostri amici marocchini, palestinesi, siriani, egiziani, italiani ecc. Ci aiutavano distribuendo volantini e organizzando eventi nonostante i loro impegni quotidiani legati allo studio e al lavoro".

Una giovane classe dirigente per un paese da ricostruire.

"Avere dei giovani nell'Assemblea costituente tunisina è un buon segno, un segno di cambiamento, che riflette buona parte della società tunisina (il nostro è un paese costituito in maggioranza da giovani). È un’Assembela in cui siedono giovani di tutte le fasce d’età, di entrambi i sessi e di di tutte le classi economiche. Ognuno con una esperienza e un bagaglio diverso, con una ideologia diversa e orientamento politico diverso tutti assieme a scrivere una nuova costituzione per una nuova Tunisia".

Quale apporto stai dando e darai al tuo paese?

"Come giovane donna eletta all'estero cerco di lasciare un'impronta diversa nella costituzione. Porto un po’ della mia esperienza vissuta in uno stato europeo mista con un’ideologia islamica aperta all'altro e modernista. L'obiettivo è quello di scrivere una costituzione in grado di rappresentare tutti i tunisini e non una parte politica. Il programma attuale è quello di promuovere lo sviluppo della Tunisia e lavorare sulle urgenze come la disoccupazione e lo sviluppo equilibrato tra le vari regioni. Nonostante le varie difficoltà sul piano politico e infrastrutturale, e non solo, il nostro paese è diventato un polo che attira investitori esteri. La cosa che la differenzia (la Tunisia) è forse il fatto che è uno stato nascente dopo una rivoluzione ed è, potrebbe essere, la guida per gli altri stati della primavera araba. Se riesce, l'esperienza Tunisia sarà la riuscita di tutti gli stati che stanno seguendo il suo stesso cammino.


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Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.221) 28 febbraio 2012 11:57
    Damiano Mazzotti

    Intervista molto interessante... Chi volesse approfondire l’argomento potrebbe leggersi "Mediterraneo in rivolta" del Prof. Franco Rizzi (Castelvecchi Editore, 2011).

    Potete prima ricercare nel web e leggere la mia recensione del 31 ottobre 2011.

  • Di (---.---.---.199) 28 febbraio 2012 14:23

    Ciao Damiano,
    appena avrò tempo cercherò la tua recensione del libro. Grazie!

  • Di (---.---.---.11) 28 febbraio 2012 14:58

    Da giovane imprenditore ed amante della politica euromediterranea, oltre che attuale "semi-residente" in Tunisia, posso affermare con assoluta certezza che é nato un nuovo volto di questo Paese, dopo il 14 Gennaio 2010.


    L’amica Imen, insieme ad Osama, rappresentano quella gioventù che ha avuto il coraggio di manifestare in forma dure e pianificata contro un sistema dittatoriale, ma non solo, di ribellarsi contro una cultura della corruzione e del compromesso sociale e politico.

    L’impresa della Tunisia é già stato l’esempio e l’impulso per l’intero maghreb ed il mediterraneo, infatti é stata la fiammella di quella "primavera Araba", che se ancora non ben compresa probabilmente dall’Europa, ha completamente stravolto i rapporti e gli equilibri non solo politici, ma anche di identità culturale dei popoli della sponda sud del mediterraneo, alla ricerca di una libertà sopratutto di autodeterminazione.

    Dobbiamo continuare a guardare con grande attenzione questi processi democratici, ma sopratutto di forte determinazione sociale, i quali possano essere di esempio non solo per il mondo arabo, ma anche per quell’occidente che spesso si rifugia dietro retrograde politiche di sviluppo.

    Credo fortemente che solo il Mediterraneo, e i rapporti di vicinato e partenariato Euro-mediterraneo, potranno dare risposte politiche ed economiche al futuro della nostra Europa e alla crescente richiesta di sviluppo dell’Africa.
  • Di Geri Steve (---.---.---.54) 28 febbraio 2012 15:29

    Io non conosco la Tunisia e pochissimo il nordafrica, ma ho l’impressione che lì ci sia entusiasmo per la rivendicazione dei diritti civili mentre qui c’è rassegnazione per il loro deperimento

  • Di (---.---.---.107) 28 febbraio 2012 22:04

    E’ giunto il momento di partire dalla tunisia

  • Di (---.---.---.111) 2 marzo 2012 15:59

    Purtroppo il partito di Imen Ben Mohamed, l’islamista an-Nadha, rimane troppo ambiguo su alcune questioni essenziali: diritti delle donne, delle minoranze religiose, degli omosessuali... Con formule vaghe e molto politichesi affermano di combattere per i diritti umani, ma non dicono mai concretamente cosa hanno in mente. Le critiche non sono fatte solo da un punto di vista europeo, ma anche molti tunisini si lamentano.
    (link: Tunisia, domane scomode agli islamisti)

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