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Il verdetto, di Richard Eyre

Il film ha fatto di Fiona Maye un personaggio vincente, giudice inglese sicura di sé, dedita pienamente al lavoro, irreprensibile, inflessibile: fosse stata una giudice italiana sarebbe stata sicuramente incorruttibile. Non si è accorta però che, complice anche la mancanza di figli, ha trascurato i rapporti affettuosi col marito; lui glielo fa notare, ricorda che l'ultimo loro amplesso risale a 11 mesi prima e che dopo 20 anni di matrimonio si sente come in una coppia composta da fratello e sorella. Questa spiegazione si accompagna con la dichiarata intenzione di lui di avere un'avventura con una donna più giovane; gli manca il sesso o le attenzioni femminili insomma (“a te non va' di farlo e ci devo rinunciare!”), ma è dubbio che l'andazzo del matrimonio gliele potrebbero ridare o almeno, se succede, succede solo nei film, e in questo film avviene. Incredibile poi che una crisi matrimoniale si possa risolvere con una semplice avventura extra-coniugale.

 

La riconciliazione ha avuto il prezzo di una tragedia: è morto Adam, minorenne intelligente, seguace della religione di Geova, un po' per convinzione sua ma molto forse per l'educazione dei genitori. Quando la giudice deve decidere se imporre una trasfusione di sangue al ragazzo, preferisce recarsi a vederlo e interrogarlo in ospedale: le qualità di Fiona non possono non sortire il cambio di convinzione del ragazzo, proteggendolo dalla sua religione e da sé stesso. Qui viene “sistemato” il momento più toccante della sceneggiatura: la giudice, che suona il piano per passione, fa suonare al ragazzo la sua chitarra e canta con lui. Come dev'essere avvenuto in qualche caso nella narrativa o nella realtà, il mancato suicida si lega alla giudice, la segue, vuole comunicare con lei, le scrive, la insegue, le propone di girare il mondo insieme su una nave, coi genitori non aveva quel rapporto e non và più nella “sala del regno”. Lei sembra aver pensato a lui in qualche momento come al figlio che non ha mai avuto. Ma finisce sempre per allontanarlo, lo discosta, gli dice di vivere una vita ricca, di giovane e sciocco come tanti, forse perché lei non ha mai pensato ad avventure, è ligia al suo ruolo pubblico e ai suoi doveri sociali. Solo una volta la sentiamo dirsi felice di andare in una nuova città, Newcastle, l'unico posto dove si sente libera e selvaggia (anche un'integerrima giudice necessiterebbe di una certa deregulation).

 

Per i testimoni di Geova le trasfusioni sono contro la legge di Dio, il sangue appartiene a lui, è un suo dono e nessuno può “sporcarlo” con altro sangue: il film accenna agli aspetti di questa religione, gli “anziani”, il “corpo direttivo” sono coloro che possono interpretare i voleri di Dio, le sacre scritture, e chi non segue il verbo è un “dissociato”, escluso dal regno. Questo in fondo accade in ogni religione: degli uomini interpretano ciò che Dio vuole e ne prescrivono i voleri ai fedeli... Ma per approfondimenti sui testimoni di Geova si consiglia un altro film, La ragazza del mondo.

 

I continui dinieghi della Maye faranno abbracciare ad Adam, in una sopravvenuta crisi leucemica, il volere di Dio, a riprova che gli affetti negati possono portare all'autodistruzione. E' un bella storia, accorata, toccante, ma è un romanzo: La ballata di Adam Henry, scritto da Ian McEwan nel 2014, e questa Fiona non è naturalmente da confondere con la nostra atleta Fiona May, pure di successo ma nel salto in lungo. Ottima Emma Thompson a prestare le sue fattezze, il portamento e il piglio al suo personaggio.

Commenti all'articolo

  • Di JwTsanà (---.---.---.250) 1 novembre 2018 10:37

    Per diritto di replica, www.jw.org. Sito official dei Testimoni di Geova. Oltre a delle considerazioni dottrinali sul sangue vi è il merito di coloro che da decenni, come medici professionisti, che non sono Testimoni di Geova, considerano altre terapie alternative alla trasfusione. Che oggi è arrivata ad’un livello di efficenza. Consiglio nel rispetto di questi medici di leggere le loro accurate info sulla alternativa alle trasfusioni. Grazie

  • Di angelo umana (---.---.---.102) 19 febbraio 11:41
    angelo umana

    Però...sono quasi inquietanti i profili che non si chiamano con un cognome, o soprattutto un nome, qualcuno di umano anziché una sigla o qlcsa di inidentificabile, un’identità trascendentale sconosciuta forse extraterrestre? L’apostrofo tra ad e un invece non è inquietante, è solo un refuso.

  • Di angelo umana (---.---.---.102) 19 febbraio 11:41
    angelo umana

    Però...sono quasi inquietanti i profili che non si chiamano con un cognome, o soprattutto un nome, qualcuno di umano anziché una sigla o qlcsa di inidentificabile, un’identità trascendentale sconosciuta forse extraterrestre? L’apostrofo tra ad e un invece non è inquietante, è solo un refuso.

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