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  Home page > Attualità > Salute > Il pronto soccorso di Bologna e Guido Bertolaso
di Carlitos martedì 23 febbraio 2010 - 0 commento oknotizie
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Il pronto soccorso di Bologna e Guido Bertolaso

Scambiando l’ordine dei fattori cosa potrebbe succedere, se il governo del "fare" avesse realmente fatto? 
Immaginiamo di avere vertigini, un forte dolore alla testa. Scambiare le parole "orologio" con "souvenir". "Potresti per caso guardare il... come si chiama... il souvenir e dirmi l’ora?"
 
Ho deciso: vado al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Bologna!
Per prima cosa mi preparo a spendere 15 euro di Taxi. Perché mettersi alla guida quando la testa non ti sorregge non è proprio il caso. Arrivo all’accettazione, e se son furbo fingerò una crisi epilettica. Otterrò, se sono un bravo attore, un "codice giallo" che dimezzerà le attese. 
 
Ma se dentro di me proprio non posso fare a meno di continuare in questa ridicola farsa della "persona onesta", macchietta odiosa che solo io e pochi altri continuiamo a interpretare, allora mi limito ad esporre i fatti alla gentile infermiera (attenzione: non è un medico).
 
"Ho un fortissimo mal di testa, le vertigini, male alle orecchie, non riesco ad alzare il braccio e sono circa tre ore che cerco di ricordare quanti anni ho. Ah, ho chiamato il tassista "Gianfranco". Lui però non mi ha mai detto il suo nome.
 
CODICE VERDE - Urgenza secondaria. Mi metto a sedere paziente, anche se sto male. Molto male. Di fianco a me una ragazzina cinese e suo padre, sono li dalle 14.30. Io sono arrivato alle 15.
 
Tre ore e un quarto dopo, mi chiamano. 
Entro e la dottoressa, gentile come una guardia in un gulag russo, mi accoglie chiedendomi non certo "come sta", ma con un più pratico "lei cosa si aspetta dal pronto soccorso oggi?".
 
Mi viene in mente tutto tranne l’ovvio..."che mi curiate", perchè l’ovvio in Italia è nascosto, è diventato diceria, menzogna. 
 
La dottoressa prova a farmi un prelievo del sangue. Indaga con l’ago infilato il mio polso per circa 40 interminabili secondi salvo dirmi che "il mio polso è troppo piccolo". Quindi è colpa mia. Ha ragione, è magro il mio polso, forse troppo autoerotismo. Conveniamo che verso il gomito la vena è più larga. Già. Forse un consulto via Skype con medici statunitensi avrebbe aiutato a capire come fare un prelievo. 
 
Visto che la risposta al "Cosa si aspetta oggi" era stata un "non so, una tac e un prelievo?" mi accontentano. A posteriori avrei dovuto dire "una risonanza", perché il mio problema è purtroppo neurologico, ma va bene così. Alle ore 19.20 (ricordiamoci, sono entrato alle ore 15 di un tranquillissimo sabato di febbraio) lotto diplomaticamente in radiografia con gli infermieri per ottenere l’ingresso. E’ curioso come queste figure scappino davanti al paziente, che è anche la persona che paga loro lo stipendio, in maniera sistematica. "Non è il mio reparto, non l’abbiamo abbandonata, ora sento, stia seduto, la chiamiamo noi, si prega di non bussare".

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di Carlitos martedì 23 febbraio 2010 - 0 commento oknotizie
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