• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

Home page > Tempo Libero > Cinema > Il pianeta in mare, di Andrea Segre

Il pianeta in mare, di Andrea Segre

 Il pianeta in mare. Il regista Andrea Segre, presente nella sala di proiezione, ha raccontato che a Roma, quando lui parlava del suo progetto di riprese su Marghera (abbreviazione che deriva da “mare che c'era”, in dialetto mar-ghe-xera), si è sentito rispondere se per caso Marghera esistesse ancora. In effetti nemmeno i residenti in zona sanno benissimo cosa sia Marghera oggi. Non sicuramente le 6-7 decine di migliaia di operai per via dei quali la città in terraferma crebbe di case, ma comunque ancora una quantità di persone che lavora, molto per Fincantieri nella costruzione di navi, forse la maggiore attività d'oggi. 67 nazionalità diverse: del Bangladesh, rumeni, arabi e molto altro, e un po' di italiani.



Il 43enne regista è stato fino al 2010 dottore di ricerca in sociologia della comunicazione (più analisi etnografica e solidarietà internazionale) presso l'Università di Bologna. Sono suoi ottimi film sulle migrazioni e sull'integrazione: Io sono Lì, La prima neve, L'ordine delle cose. A questi, realtà presentata in fiction, il documentario si può assimilare: ha ripreso per vari mesi persone che lavorano in quei cantieri, di tutte le nazionalità appunto, in modo asettico, senza un copione, senza che la mano della ripresa “si veda”, lavoratori visti in giornate come altre. E' persona utile Andrea Segre: ai ragazzi perché vedano com'è fatto il mondo del lavoro – qui non si diventa tutti professionisti o avvocati – e agli anziani che di Marghera non hanno più notizie, per sapere da dove pure derivano le loro pensioni e per acquisire maggiore tolleranza verso i “gastarbeiter”, lavoratori ospiti come gli italiani furono (e ancora sono) in tutto il mondo.

Diverse le figure ricordabili del documentario: due dipendenti ormai in pensione, che devono aver partecipato o sono stati attivi in riunioni sindacali, che rivedono e descrivono rottami e scrivanie di archeologia industriale. Una considerazione che i due fanno sorgere è: pel beneficio che i lavoratori hanno avuto dai sindacati c'è da esser grati, ma fino a che punto?, e quanto “produttive” quelle riunioni e quei tanti permessi sindacali furono? Tanti posti di lavoro sono andati persi, è cambiata l'economia ed è cambiato il mondo malgrado le "migliori menti" di sindacati e ministeri dello sviluppo. C'è poi l'operaio asiatico che vive e abita qui col minimo indispensabile, i due rumeni che discorrono tra loro sulla convenienza di restare in quel lavoro o tornarsene nel loro Paese. Figura particolare è quella della cuoca in una mensa: una donna matura molto diretta e ruspante nel suo dialetto, ma che infine dà una sua interpretazione della canzone di Patty Pravo …la cambio io la vita a te …. E' una voce di molta classe e dolcezza, forse è nata una stella!

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità