Il pastore A. della Chiesa Apostolica della mia città ha avuto la buona idea di organizzare con la comunità islamica un incontro-dibattito su un tema apparentemente desueto: il “peccato originale”.
E un gentile signore, tal M. S., di professione cardiologo, accompagnato dalla professoressa S., foulardata come da copione, ha presentato l’opinione dell’Islam sul tema in oggetto, parlando con estrema proprietà di linguaggio in un italiano forbito ed elegante.
Ed elegantemente ci ha informati che per l’Islam non esiste affatto il concetto, così fondamentale invece per il cristianesimo, di una colpa originaria connaturata alla realtà umana; come ha aggiunto poi, ogni uomo è responsabile per le proprie colpe e deve cercare la propria realizzazione senza pensare di accusare qualcuno venuto prima di lui.
In effetti, mentre i cristiani corrono a battezzare i propri infanti (cioè a purificarli/ripulirli dalla colpa originaria) ebrei e musulmani si limitano a circoncidere i loro (vale a dire a “castrarli” simbolicamente), il che non significa purificarli (e se anche lo fosse riguarderebbe solo i maschietti, ovviamente). Evidentemente non pensano che ci sia qualcosa da ripulire in un neonato.
La cosa curiosa è che nel Vecchio Testamento dopo la caduta di Adamo e l’odioso assassinio di Abele (che in fondo era un po’ antipatico) Dio ne aveva gli zibidei pieni di tutta quest’umanità corrotta e peccatrice e decise di fare piazza pulita con un diluvio dalle proporzioni notoriamente universali. Si salvarono solo Noè e famiglia, che Dio stesso ritenne brava gente, evidentemente.
Il pensiero che i bimbi ebrei siano esenti dal peccato (come recita anche un brano talmudico) sembra essere coerente quindi con l’idea che l’umanità derivi dal Noè “salvato” e non dall’Adamo “punito”; perfino l’Islam è più coerente con la Bibbia di quanto non lo sia il Cristianesimo stesso che ha proposto il dogma del peccato originale fregandosene altamente della decisione divina di rifondare l’umanità su un sant’uomo, puro e incorrotto. Quando si dice l’arroganza !
La questione però si complica parecchio quando si approfondisce un po’ il punto di vista cristiano, quando dichiara a chiare lettere che il peccato originale causa la “morte dell’anima”. Se ci pensate un attimo dovete convenire che l’anima è, per definizione, tassativamente immortale e quindi “morte dell’anima” forse può non significare proprio morte; direi che vuol dire malattia grave, incurabile. E anima definisce anche l’aspetto spirituale, psichico dell’uomo, nella cultura cristiana.
In conclusione abbiamo una religione, quella prevalente nel nostro occidente civilizzato, che afferma una cosa così: l’uomo – nel momento in cui nasce – è un malato di mente incurabile. Proprio uno psicotico irrecuperabile.
Carini. E la chiamano religione dell’amore. Come questa malattia incurabile possa poi essere cancellata da un po’ d’acqua sulla testa, rimane un mistero (della fede, appunto).