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 Home page > Tribuna Libera > Il nodo delle tensioni sociali

Il nodo delle tensioni sociali

La Camusso ha lanciato l'allarme sulla fine della pace sociale. Finalmente anche lei si è accorta che, a furia di tirare, la corda si potrebbe veramente spezzare. 

A mio avviso, come ho avuto modo di dire nei mesi passati, il 15 ottobre è stato un primo segnale di un'instabilità sociale come non si vedeva da parecchio in Italia (dagli anni '70). 

Molti, con il prosciutto sugli occhi, hanno preferito bollare quella giornata come risultato dell'azione di un gruppo di teppisti, delinquenti, sbandati, coglioni, imbecilli, prezzolati e via discorrendo. Si è detto anche che erano un centinaio scarso. Ho avuto modo di parlarne e di dimostrare che non era così

Dal canto mio, in anni di partecipazione attiva nelle piazze, non ho mai visto una cosa del genere. Non avevo mai visto nessuno caricare le forze dell'ordine, subire la carica e controcaricare, figuriamoci migliaia di persone, per ore. 

Per cui, inviterei chi commenta da dietro un computer o stando seduto sul divano a vedere le immagini che passa la televisione, a scendere in strada la prossima volta (che purtroppo ci sarà) e verificare di persona. 

Capirebbe che la tensione sociale è già alle stelle. Capirebbe che dal 15 ottobre ad ora non può che essere cresciuta. Capirebbe che scrivere certe cazzate non fa che accrescerla ancora. 

Capirebbe che non sempre si può giocare con la vita della gente rimanendo nella propria alcova di sicurezza, fisica ed economica.

Cosa si potrebbe fare veramente per alleviare queste tensioni?

Tutti i politici e i giornalisti si riempiono la bocca di equità ma, francamente, non si riesce proprio a capire cosa essa sia, nelle loro teste bacate. Ad esempio, togliere a tutti i nuovi assunti il diritto a non essere licenziati singolarmente senza giusta causa non pare, francamente, una gran forma di equità. Cioè, per appianare le differenze non dobbiamo portare tutti al livello peggiore. D'accordo, non si può neanche raggiungere tutti il livello più alto, ma cerchiamo una soluzione intermedia. 

Quello che vedo io è un Paese governato dai soliti pochi ricchi e potenti dei quali, mi dispiace per il povero PD, non fanno parte certo i farmacisti, i tassisti o qualche altra categoria più protetta di altri, compresi gli stessi politicanti.

Chi governa realmente questo Paese sono i mafiosi, nelle loro varie forme, e coloro che detengono le ricchezze. A costo di suonare un po' vetero, mi dispiace, ma è proprio così. 

Per cui, finiamola con le stronzate (perdonate il termine). La lotta alla casta, i prepensionamenti, i settori di mercato chiusi da liberalizzare, la produttività da aumentare. Tutti specchietti per le allodole. 

I grandi capitali rimangono sempre in mano agli stessi, e sono sempre gli stessi a prendere le vere decisioni e a destinare le risorse dove più gli conviene, in Italia come altrove.

Per il resto, siamo tutti comparse di un piano di qualcun altro. Sta a noi decidere di diventare protagonisti.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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